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Max Peintner_L’esposizione della Natura

Nel 1970/71, l’artista e architetto austriaco Max Peintner, realizza un disegno a matita dal titolo The Unending Attraction of Nature.

In 1970/71, Austrian artist and architect Max Peintner produced a pencil drawing entitled The Unending Attraction of Nature.

Il disegno di Peintner rappresenta la natura, in particolare la foresta, sotto la minaccia della civiltà e della tecnologia. La foresta diventa così un oggetto da salvare, conservare e osservare, come un artefatto in un museo. E come in un museo, il pubblico, disposto sulle tribune dello stadio, contempla la natura esposta.

Peintner’s design represents nature, particularly the forest, under the threat of civilization and technology. The forest thus becomes an object to be saved, preserved and observed, like an artifact in a museum.

 

Quarantanove anni, circa, dopo l’opera su carta di Peintner prende vita grazie al progetto dell’artista svizzero Klaus Littmann che ha scelto il Wörthersee Stadion di Klagenfurt, la squadra di casa, per lanciare l’installazione For Forest – The Unending Attraction of Nature (8 settembre-27 ottobre 2019) in dimensione reale.

Forty-nine years later Peintner’s work comes to life thanks to the project of the Swiss artist Klaus Littmann who chose the Wörthersee Stadion in Klagenfurt to launch the installation For Forest – The Unending Attraction of Nature (8 September-27 October 2019).

Un invito a riflettere su una minaccia che senza contromisure si trasformerà in qualcosa di irreversibile. L’allestimento temporaneo si compone di 300 alberi – alcuni dei quali con un peso fino a sei tonnellate – piantati nel campo da gioco trasformato temporaneamente in un grande “memoriale della natura”.  L’installazione di Littmann ha lo scopo di far riflettere sulla necessità di ripensare la nostra realtà contemporanea partendo dal rapporto dell’individuo con la natura.

Littmann’s installation aims to make us reflect on the need to rethink our contemporary reality starting from the relationship between the individual and nature.

 

For Forest, Nature’s Uninterrupted Attraction, 2019.

Bibliografia

Max Peintner, Life International, in Kunst-Zeitung N° 4, 1970.

 

Max Peintner, Ewigkeit im tagbau, Edition Neue texte, 1977.

 

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20 LUGLIO 1969_20 LUGLIO 2019

BLUE MOON

Sono trascorsi esattamente 50 anni dallo sbarco sulla luna e, con questo post, vogliamo omaggiare LA luna E IL SUO MISTERO. vi proponiamo di scoprire la luna attraverso la riproduzione di UN modello scientifico IN SCALA DEL 1898 PROGETTATO da Johann Friedrich Julius Schmidt e Thomas Dickert.

Exactly 50 years have passed since the landing on the moon and, with this post, we want to pay homage to THE MOON AND HIS MYSTERY. We propose to discover the moon through the reproduction of a scientific model of 1898 designed by Johann Friedrich Julius Schmidt and Thomas Dickert.

Questo modello, che simula la luna nello spazio di un museo – costituito da 116 sezioni di gesso su una struttura di legno e metallo – è stato realizzato per il Field Columbian Museum di Chicago.

This model, which simulates the moon in the space of a museum – consisting of 116 sections of plaster on a wooden and metal structure – was made for the Field Columbian Museum in Chicago.

questo dispositivo è il trionfo dell’illusione e della frenesia del visibile, che ha attraversato il XIX secolo, fino ad arrivare ai giorni nostri. LA LUNA è così diventatA uno spettacolo popolare RICONFIGURATA IN UNO SPAZIO SULLA TERRA. Un cambiamento nella cultura del visuale e nella concezione dello spazio che ha caratterizzato le correnti artistiche dell’epoca.

This device is the triumph of the illusion and frenzy of the visible, which has crossed the 19th century, up to the present day. The moon has thus become a popular spectacle RECONFIGURED IN A SPACE ON THE EARTH. A change in the culture of the visual and in the conception of the space that characterized the artistic currents of the time.

 

Photo Field Museum Library Getty Images.

 

 

 

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Book_Simulations du monde

NEW BOOK!!!

 

Simulations du monde. Panoramas, parcs à thème et autres dispositifs immersifs,
MetisPresses, Genève, 2019

Depuis le 19e siècle, des espaces spectaculaires sont ingénieusement agencés afin de plonger leurs visiteurs dans d’autres lieux et d’autres époques. En bouleversant les échelles et en suspendant le temps, ces dispositifs proposent à leurs publics de faire l’expérience de mondes imaginaires ou physiquement inaccessibles.

Les panoramas, les dioramas, les parcs à thème, le cinéma, mais aussi les malls, les procédés de simulation tridimensionnelle ou l’immersion dans des réalités virtuelles ouvrent des brèches au sein de l’environnement quotidien dans le but de divertir, informer, éduquer voir manipuler des spectateurs avides de connaissances  ou d’évasion.

Fruit d’un travail collectif de chercheurs et d’artistes, cet ouvrage protéiforme nous invite à la découverte de multiples créations par des études de cas approfondies, des focus et une série d’entretiens à propos de réalisations contemporaines.
Simulations du monde interroge notre besoin profond de donner corps à des univers éloignés ou imaginaires, au travers de techniques toujours plus abouties, et questionne cette aspiration, sans cesse renouvelée, de transformer notre appréhension du réel, notre rapport à la société et à l’ailleurs.

Textes de Pascal Clerc, Jean Estebanez, Noémie Étienne, Alexandre Gillet,  Laurence Guignard, Tarik Harroud, Allison Huetz, Nicolas Leresche, Chiara Rubessi, Estelle Sohier et Jean-François Staszak.

Le volume est disponible sous deux formats : une version papier, distribuée en librairie, et une version numérique sur le site de notre éditeur, MétisPresses: OPEN_Version augmentée numérique consultable en libre accès

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DEA_CALL TO ACTION !

Il collettivo di ricerca DEA-DESIGN D’ESPACE ET ALLESTIMENTO, del quale faccio parte, ha lanciato una  CAMPAGNA DI CROWDFUNDING sulla piattaforma ULULE con lo  scopo di raccogliere 1200 EURO  per portare a termine al meglio la prima conferenza InternAzionale DEA (PARIS, 13-15 JUIN 2019) sul tema dell’architettura e del design d’espace.

Se volete conoscere meglio il collettivo DEA vi invito ad andare sul Nostro sito: https://deaparis19.wordpress.com/

invece, Per curiosare e sostenere il progetto ECCO IL LINK: https://fr.ulule.com/dea-design/

 

UN GRANDE GRAZIE !

 

 

 

 

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Lo spazio cinematografico in L’année dernière à Marienbad. Meccanismi e forme dell’immaginario

NEW BOOK!

AMICI DEL BLOG vi segnalo l’uscita del mio libro:

Chiara Rubessi, Lo spazio cinematografico in L’année dernière à Marienbad
Meccanismi e forme dell’immaginario, collana Fotogrammi, Aracne editrice, Roma, 2019.

Chiara Rubessi, The cinematic space in L’année dernière à Marienbad.
Mechanisms and forms of the imaginary
,
collana Fotogrammi, Aracne editrice, Roma, 2019.

Dall’incontro tra un cineasta e un romanziere, Alain Resnais e Alain Robbe–Grillet, è nato L’Année dernière à Marienbad. In questo lungometraggio entrambi gli autori trovano nuove forme di espressione estetica, segnando un passaggio importante nella storia cinematografica e letteraria. Tra memoria e immaginario, i personaggi di un imponente e regale hotel si muovono secondo una sontuosa partitura visiva, sonora e narrativa. Il volume propone un quadro interpretativo volto a mostrare come il contributo all’estetica cinematografica di questo film sia legato alla ricerca da parte degli autori di un’inedita forma di rappresentazione del tempo e dello spazio.

www.aracneeditrice.it/index.php/pubblicazione.html?item=9788825521894

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Digital Exhibition //KUNG FU MOTION

In questo post vi parlerò della mostra digitale KUNG FU MOTION (28.4.-12.8.2018), che ho visitato lo scorso luglio 2018. La mostra si è tenuta nello spazio ARTLAB dell’EPFL (Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne).

Lo spazio è stato progettato nel 2016 dall’architetto Kengo Kuma. L’edificio, sviluppato in lunghezza – una lunga sottile galleria –,  gioca con larghezze differenti : la galleria rimane molto sottile nella sua estremità settentrionale – circa 5 metri–, mentre la sezione si allarga fino a 16 metri circa sulla sua estremità meridionale. Un edificio, quindi, che varia in larghezza. La forma dell’edificio ci interessa particolarmente perché influisce sul rapporto tra il contenuto della mostra, per lo più digitale (lo scopo della mostra è quello di recuperare e reinterpretare il patrimonio culturale immateriale delle arti marziali tradizionali cinesi al fine di renderlo vivente, les archives vivantes), e il contenitore, lo spazio ospite, che non sembra progettato per ospitare una mostra digitale, interattiva e immersiva.  Quali sono le resistenze manifestate da questo spazio?

La mostra è divisa in 4 sezioni tematiche: Introduzione, Kung Fu a Hong Kong, Cinema e globalizzazione, Gli archivi futuri e l’umanistica digitale.

L’allestimento della mostra, documentato bene dalle immagini che potrete vedere al link di sotto, ci mostra una scelta cromatica dovuta, il rosso, il colore del nastro di tessuto (un segno cromatico e plastico) che scorre centralmente sul soffitto per tutta la lunghezza della galleria, mentre 4 pannelli verticali rossi tratteggiano lo spazio indicando le sezioni della mostra. Le pareti laterali lasciate bianche sono ricoperte da poster, fotografie, pannelli informativi rossi e immagini in movimento.

Lo scopo dell’allestimento è quello di rendere disponibile al pubblico l’immersione e l’interattività del mondo digitale (experimental museology) cercando forme di display (per esempio, viene riproposta la visione a ciclorama o panorama con display circolare) e di supporto adatte a questi “oggetti digitali”. Si creano così spazi di visione differenti e diverse posture tra il visitatore/spettatore e “l’oggetto espositivo” (infatti convivono differenti immagini in movimento: games, visioni 3D, visione di dati, spezzoni di film, installazione, ricostruzioni virtuali, etc.). Per esempio, notiamo la collocazione di una serie di immagini in movimento all’interno di una scenografia ispirata alla Cina oppure vediamo delle zone con sedute per usufruire del tablet e/o guardare delle immagini proiettate sulla parete. O ancora, lungo il percorso sono poste delle piccole stanze con video diversi (multi-view, panoramic video, slow-motion video).

Seguendo questo schema espositivo, la prima dissonanza, a mio parere, emerge dalla geometria dello spazio (il contenitore) che forse non è nato per accogliere delle mostre dove il mondo digitale, in tutta la sua estensione, fa da protagonista. Un mondo espositivo che forse necessita di ripensare i suoi spazi fisici, per esempio più ampi e di più facile fruizione per il visitatore/spettatore. Per esempio in KUNG FU MOTION la circolazione in presenza di molti visitatori non è del tutto agevole non permettendo di utilizzare al meglio le tecnologie e penalizzando così l’immersione e l’interattività (che richiede  più tempo di sosta da parte del visitatore, come in ottica di video gioco). La mostra sovrappone diversi livelli di lettura utilizzando più tecnologie video (motion capture, motion-over-time analytics, 3D reconstruction, panoramic video) che alla fine risultano interessanti per poter sperimentare un allestimento in ottica di “oggetti digitali” (rapporto oggetto digitale-allestimento).

Tuttavia, questa mostra mette anche in luce le difficoltà nel creare un percorso di visita tenendo conto delle esigenze dello spettatore e della conformazione dello spazio : i) la ricchezza di tecnologie digitali raggruppate in uno spazio fisico che non appare adeguato ad ospitarli, ii) la sfida progettuale che vede coinvolto il designer nel cercare nuove modalità di allestimento che tengano in conto non solo “l’oggetto digitale”, ma la diversa postura del visitatore di fronte a questo tipo di oggetto e al tempo di fruizione delllo stesso.

Per concludere, la mostra digitale, con i suoi attributi,  ha bisogno di una riflessione progettuale complessa che parta dallo spazio che la ospita,  per poter ragionare sull’allestimento (display, percorso, illuminazione, colori, materiali, grafiche, etc.) che non deve solo comunicare, ma creare le miglior condizioni per l’interattività e l’immersione. Kung Fu Motion prova a interrogarsi sull’allestimento al servizio del digitale per cercare altre forme di allestimento per una mostra ormai sempre più incline all’immersione e all’interattività.

 

Kung Fu Motion examines strategies for enconding, re-enacting intangible heritage in ways that allow these archives to be “alive” in the present. The exhibition including motion capture, motion-over-time analytics, 3D reconstruction, and panoramic video.  The exhibition is divided into 4 sections: Introduction, Kung Fu in Hong Kong, Cinema and Globalization, Future archive and digital humanities. Kung Fu Motion derives from a longitudinal research project, the Hong Kong Martial Arts Living Archive (instigated in 2012). This ongoing research is a collaborayion between the international Guosha Association, City University of Hong Kong, and the Laboratory for Experimental museology (eM+), Digital Humanities Institute, EPFL [1].

 

OPEN_IMMAGINI DELLA MOSTRA

Bibliografia

Parry Ross, Museums in a Digital Age, NY, Routledge, 2010 // Vince Dziekan , Virtuality and the Art of Exhibition, Intellect Ltd, Chicago, 2012.

[1] Fonte: libretto esplicativo della mostra.

 

 

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FestivalFilmArchitecture: Appel à projet 2018 !

L’edizione 2018 del Festival du film d’Architecture, che si terrà a Nancy dal  12 al 29 novembre, è arricchita quest’anno da un concorso che intende promuovere e sostenere il film documentario di architettura (arc. del paesaggio,arc. urbana).

La call è aperta!

FFA : Appel à projet !

 

 

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Oggetti di design//La caffettiera secondo Aldo Rossi

Con il primo post del 2018 vi parleremo della stanza delle caffettiere di Aldo Rossi che si trova nella casa-museo Testori a Novate Milanese (Milano). In questo museo una stanza, la cucina, è dedicata all’esposizione di una serie di caffettiere – oggetti di uso domestico – progettate dall’architetto Aldo Rossi (1931-1997) per l’azienda Alessi (la Conica, la Cupola, e l’Ottagono). Un omaggio a un oggetto che ha abitato (e abita ancora) le case degli italiani.

With the first post of 2018 we will talk about the room of the italian coffee pots of Aldo Rossi located in the House museum Testori in Novate Milanese (Milan). In this museum, a room, the kitchen, is dedicated to the exhibition of a series the italian coffee pots, designed by the architect Aldo Rossi (1931-1997) for the company Alessi. A tribute to an object of Italian culture.

“La caffettiera, tra gli altri recipienti, o apparecchi domestici, si presta particolarmente a diverse trasposizioni, ed analogie con gli edifici e le forme dell’architettura. Particolarmente con cupole, campanili, minareti e non è quasi mai separata da una certa aria o stile orientale o più particolarmente turchesca nel senso settecentesco. È indubbio ma la sua presenza nelle composizioni di interni o nature morte conferisce una solidità  dell’immagine che avvicina la composizione al paesaggio e particolarmente al paesaggio urbano dove predominano torri, cupole ed edifici diversi.”
Aldo Rossi

 

Casa Testori è la casa dove ha vissuto Giovanni Testori (1923-1993), scrittore, drammaturgo, pittore, critico d’arte, poeta, regista, attore, uno dei più importanti intellettuali italiani del Novecento. La casa museo è composta da circa 20 stanze divise su due piani e collegate da uno scalone centrale dove sono raccolte le collezioni d’arte e design della famiglia Testori.

Tra bozzetti e vetrine questi oggetti di uso quotidiano sono esposti come piccole sculture colorate su supporti di vetro alle pareti o, invece, esposti al centro della stanza su totem – a diverse altezze – bianchi e conservati in bacheche di vetro.

 

NOTA: immagini rilevate dal sito web Casa Testori.

OPEN_ALESSI

Bozzetti e progetti di Aldo Rossi si trovano sul sito della Fondazione:

Fondazione

Per visitare Casa Testori :

Il Progetto Casa Testori

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CFP // INTERIOR-INFERIOR-IN THEORY?

CONTEMPORARY POSITIONS IN INTERIOR DESIGN THEORY

INTERNATIONAL CONFERENCE

17-18 MAY 2018, BERLIN

 

International conference organised by BAU International Berlin – University of Applied Sciences, Prof. Dr. Carola Ebert, Chair of Interior Design, History and Theory of Architecture and Design, in cooperation with Architektenkammer Berlin, Bund Deutscher Innenarchitekten, European Council of Interior Architects and Netzwerk Architekturwissenschaft.

 

http://http://www.interior-theory.org/