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Exhibition // Triennale di Milano

 

 Alla Triennale di Milano la mostra

IDEA! Esporre Allestire Mostrare

un racconto per immagini sull’ Exhibition Design

 

Appuntamento il 20 luglio alle 18.30 in Triennale di Milano. La mostra IDEA! ESPORRE ALLESTIRE MOSTRARE (20 luglio-10 settembre 2017) si pone l’obiettivo di dare una visione d’insieme dell’allestimento italiano contemporaneo attraverso un racconto per immagini che spazia dai progettisti (in gran parte soci di IDEA, Associazione Italiana Exhibition Designers) fino alle nuove generazioni che costituiscono l’impegno formativo dell’Associazione.

Oltre a celebrare l’eccellenza della scuola italiana dell’exhibition, la mostra è anche l’occasione per celebrare il Master IDEA in Exhibition Design che l’Associazione, ormai da dieci anni, organizza con il Politecnico di Milano e con Poli.design. La cultura del progetto d’allestimento ha una grande tradizione italiana. Una pratica che ha saputo svilupparsi nel corso del tempo fino a diventare parte della cultura materiale italiana incidendo sulla realtà economica e sociale del contemporaneo.

Un racconto sull’exhibition design che si sviluppa in orizzontale, sui tavoli i lavori dei progettisti (la maggior parte soci di IDEA), e in verticale, alle pareti 24 grandi pannelli presentano una selezione di progetti mostre-musei-fiere-retail-allestimenti urbani (su circa 140 lavori) degli studenti del Master IDEA che si sono avvicendati negli ultimi dieci anni (tra cui un mio progetto).

 

 

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Exhibition // Noir, c’est noir?

 

Les Outrenoirs di Pierre Soulages. Una mostra tra arte e scienza.

The Outrenoirs of Pierre Soulages. An exhibition at the intersection of art and science.

 

Con questo post vogliamo dare spazio a un filone espositivo che vede la scienza entrare nei musei e nelle gallerie, luoghi che nel corso del tempo sono stati creati per l’arte, per diventare esperienza visibile al fuori del laboratorio di ricerca. Questo connubio, in alcuni casi forzato, tra arte e scienza pone però degli interrogativi sulle modalità di esposizione, sull’allestimento quale veicolo di comunicazione e, infine, sulla ricezione del visitatore.

Nel nuovo spazio espositivo dell’EPFL di Losanna sono esposte le grandi tele del pittore francese Pierre Soulages. La lunga struttura (che ricorda l’ala espositiva la manica lunga del museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli), definito uno spazio di sperimentazione museale (esperimental exhibition space) è opera dell’architetto giapponese Kengo Kuma.

Noir, c’est noir? è una mostra pilota. L’intento è quello di codificare attraverso lo studio scientifico il fenomeno della luce che l’artista ha trattato nelle sue opere come una materia e non come fenomeno ottico. Infatti, l’artista afferma:

“Per non limitare queste tele a un fenomeno ottico, ho inventato il termine Outrenoir, al di là del nero, una luce transmutata dal nero. […] Outrenoir indica un altro paese, un altro stato mentale che vada oltre a quello di un semplice nero”.

La mostra è sperimentale. Ricercatori e designer dell’EPFL hanno fatto ricorso alla tecnologia digitale per proporre uno sguardo originale sull’opera di Soulages. Tuttavia, questa mostra presenta dei limiti di percezione delle opere e di allestimento.

The pilot exhibition Noir, c’est noir ? does limit itself to the tautological allure of its title. It hunts down and overcomes misleading evidence by joining the insights of art with the enlightenment of science. Soulages says:

“To avoid reducing these paintings to an optical phenomenon, I invented the word Outrenoir,- beyond black, a light transmuted by black. […] Outrenoir designate another country, a different mental field beyond that of simple black”. [1]

The exhibition proves itself to be an experimental challenge. EPFL researchers and designers are taking advantage of sophisticated technologies to offer an original perspective into the Outrenoirs of Solages. However, this exhibition has limitations of perception and of the scenography.[2]

Biblioteca di 32 pigmenti neri. Library of 32 black pigments.

La mostra è divisa in sezioni tematiche legate alla scienza: immersione, materia, luce, struttura e ottico (immersion, matter, light, structure, optics). Per quanto riguarda l’allestimento, le indicazioni per il visitatore – soprattutto nella parte dedicata alla scienza sono, in alcune parti del percorso, assenti e vedono l’utente costretto a chiedere aiuto alle poche addette alla mostra (per esempio, il touch screen display – vedi immagine qui sotto – non dispone di una legenda d’uso per l’utente).

Il percorso, obbligato, si sviluppa lungo il corridoio asimmetrico della galleria. Le 19 grandi tele di Soulages, allestite nella galleria, sembrano non trovare una visione di ampio respiro. Infatti, le tele sono disposte a poca distanza l’una dall’altra – se non appese a spessi pannelli murali, delle quinte, di colore bianco o con cavi che scorrono dal pavimento al soffito  – per dare più spazio ai due box costruiti per inserire i ‘giochi’ luminosi.

Per concludere, l’allestimento presenta una pesantezza di fondo dovuta in buona parte alla scelta degli spessi pannelli-muro. Lo spazio dell’architettura e l’allestimento non sembrano trovare un dialogo tra loro rendendo la visita non fluida e a tratti complessa. Personalmente, come exhibition designer, sarei partita da una ricerca di concept che facesse propria la leggerezza di materiale per far emergere e rafforzare, in contrasto, la matericità delle opere di Soulages (che in questa mostra perdono un po’ della loro forza visiva) e diversi dispositivi scientifici di studio sulla luce.

 

Installazione interattiva ‘carte hyperspectrale’. Interactive installation ‘ hyper-spectral map’.
 Touch screen display.
Dispositivo di regolazione dell’illuminazione che capta il movimento dello spettatore di fronte al quadro. System that is able to detect our position and movements in front of the paintings.
[1] Pierre Soulages, “Le noir, la lumière, la peinture”, in Annie Mollard-Desfour, Le dictionnaires des mots et expressions de couleur XXe-XXIe siècle. Le Noir, Paris, CNRS, 2005, p. 14.
[2] Alcuni testi sono stati ripresi dalla brochure di presentazione della mostra.
Info: http://artlab.epfl.ch/soulages

 

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Archictecture Open form // “Human-scale”. Oskar Nikolai Hansen.

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Presentazione della teoria della Forma Aperta di Hansen, Congresso CIAM, Otterlo, Holland, 1959.

In questo breve articolo parleremo della visione degli spazi di Oskar Nikolai Hansen.

In this short article we will talk about the vision of living spaces of Oskar Nikolai Hansen.

Architetto visionario, progettista, teorico, pedagogo, pittore e sculture.

Visionary architect, designer, theoretician, pedagogue, painter and sculptor.

Nato a Helsinki il 12.04.1922, morto a Varsavia l’11.05.2005.

Born 12.04.1922 in Helsinki, died 11.05.2005 in Warsaw.

Interessante è la visione degli spazi abitati dall’uomo di Hansen  teorizzata nel concetto di Forma Aperta, che prevede la concezione di un progetto variabile così da poter accogliere nel tempo l’intervento dei fruitori – che diventavano a loro volta co-autori dello spazio.
Interesting is the vision of the space inhabited by Hansen who theorized in Open Form. The idea permeating all of his subsequent work – a theory embracing art-as-process, engaging the viewer, recipient and user.

 

Sistema lineare continuo.
Studio sul sistema lineare continuo.

 

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Ampliamento Zacheta Gallery, Varsavia, Polonia, 1958.

 

Progetto di monumento ai caduti di Auschwitz-Birkenau, Polonia 1958
Progetto di monumento ai caduti di Auschwitz-Birkenau, Polonia, 1958.

Nel 1959, durante l’ultima conferenza CIAM a Otterlo, in Olanda, Hansen presenta la sua teoria della Forma Aperta. Questa teoria voleva dare una risposta ai problemi che l’architettura del dopoguerra stava affrontando, ma anche aprire un dibattito critico sul movimento moderno. Infatti, le critiche di Hansen vengono espresse verso i progetti di social housing del periodo. Hansen afferma che questi progetti sono il risultato di un’architettura chiusa.

In 1959, at the last CIAM conference at Otterlo, the Netherlands, Oskar Hansen present his theory of Open Form. The theory proposed his answer to the problems architecture was facing in the after war periode. His critiques on the modern movement where also directed towards the members of the CIAM. This critiques where fundamental expressed towards the social housing projects of the time. Hansen states that these projects are results of a closed architecture, an architecture that will be absolute before it is realized.

Hansen è contrario alle architetture di tendenza modernista, che a suo parere non hanno la capacità di ospitare sia l’individuo che il collettivo. Al contrario, l’idea di un posizionamento del singolo nel collettivo dovrebbe concorrere a creare una migliore condizione di vita. Dunque, la Forma Aperta vede il suo principio fondativo nel riconoscimento dell’individuo come parte del collettivo. Un individuo che, potenzialmente, potrebbe diventare attivo e partecipe della creazione di spazi e luoghi:

« La Forma Aperta dovrebbe essere intesa come il riconoscimento del singolo all’interno di  un collettivo».

Whith this Hansen’s opposes the build works of te modernistic period tat in his opinion doesn’t have the ability imbedded to house both the individual and the collective. This positioning of the individual within the collective should create a better living condition for the whole. This recognition of the individual as part of the collective and at the same time activly contributing to the creation of space and place:

« Open Form shouls to be understood as the recognition of the individual in a collective ».

Abitazioni a Lublino, Polonia, 1960-1966.
Abitazioni a Lublino, Polonia, 1960-1966.

 

RIFERIMENTI/REFERENCE 

Oscar Newman, CIAM’59 in Otterlo, Stuttgart, 1961, with contributions by J. Bakema, G. Candilis, G. de Carlo, J. Coderch, R. Erskine, A. van Eyck, B. and D. van Ginkel, G. Grung, H. Haan, O. and Z. Hansen, A. Josic, C. Polonyi, E. Rogers, A. Roth, A. and P. Smithson, J. Soltan, K. Tange, J. Voelcker and S. Woods.

http://www.zacheta.art.pl

Open Form Manifesto

Otterlo (the Netherlands) 7-15 September 1959

 

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Exhibition : Andrzej Wróblewski

RECTO / VERSO

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L’artista Andrzej Wróblewski (1927-1957),  durante la sua breve carriera interrotta dalla morte prematura, ha raggiunto in Polonia lo status di leggenda, una sorta di idolo legato a un determinato momento storico.

Andrzej Wróblewski (1927-1957) despite the brevity of a career cut short by n untimely death, has attained the status of a legend in Poland, where he is something of an idol tied to a specific time and place.

La mostra si concentra su due fasi epocali nella sua opera (150 opere esposte): l’inizio (1948-1949), quando, partendo da zero, ha inventato il proprio linguaggio pittorico, e la fine (1956-1957), quando, dopo un periodo di fede nel realismo socialista stalinista e una volontaria sottomissione alla sue linee guida, ha tentato di ridefinire se stesso, ricominciando da zero.

The exhibition focuses on two momentous phases in his work (150 works of art) : the beginning (1948-1949), when, starting from scratch, he invented his own painterly language ; and the end (1956-1957), when, after a period of faith in Stalinist socialist realism and voluntary submission to its mandatory guidelines, he attempted to redefine himself – as if starting from scratch again.

I numerosi quadri bifacciali e le opere su carta, create durante questi periodi, sono il segno materiale della dialettica tra l’impegno politico e l’esperimento artistico.

His numerous double-sided painting and works on paper created in these periods are the material sign of his being torn between political engagement and artistic experiment.

Le doppie scene di Wróblewski appaiono contraddittorie: da un lato, forme cosmiche e astratte; dall’altro, campi di reinsediamento, squadre di esecuzione, smembramenti corporei, e scene intime di straniamento brechtiano.

Wróblewski’s double scenes thus appear contradictory : on one side, cosmically inspired biomorphic abstractions; on the other, resettlement camps, execution squads, bodily dismemberment , and intimate scenes of Brechtian estrangement.

Un’estetica di frammenti e protesta sociale, identità incerta, nazionalità imposta e astrazione geometrica. Queste sono le connessioni che possono essere indagate nel lavoro dell’artista polacco.

An aesthetics of fragments and social protest, uncertain identities, imposed nationalities and geometric abstraction. Even so, among them are connections that can be seen.

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L’allestimento di queste doppie scene vede l’uso di pannelli che lasciano vedere, usando in modo preciso la prospettiva, il quadro davanti e dietro da diverse distanze.

The scenography of these double scene sees the use of displays that leave see the panting front and back.

Questi pannelli si mimetizzano con l’architettura luminosa del Palacio de Velázquez e principalmente servono per sorreggere il quadro senza invadere i colori e le forme del dipinto.

These displays are camouflaged with light architecture of the Palacio de Velázquez and mainly serve to support the framework without invading the colors and shapes of the painting.

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In mostra è anche visibile un estratto del film Wszystko na sprzedaż (Tutto è in vendita, 1969) di Andrzej Wajda, dove si vede il protagonista del film visitare una mostra di Wróblewski.

The exhibitionin you can see an excerpt of the film movie Wszystko na sprzedaż (1969) by Andrzej Wajda.

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Wszystko na sprzedaż (1969), Andrzej Wajda.

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Exhibition | 17 November 2015 – 28 February 2016

Parque del Retiro. Palacio de Velázquez, Madrid.

 

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KISHIO SUGA_Situations

In questo post parleremo della mostra dell’artista giapponese Kishio Suga, dal titolo Situations, realizzata nello spazio Pirelli Hangar Bicocca di Milano. Una mostra che merita una maggiore attenzione data da una incessante ricerca nel costruire un dialogo tra le installazioni e lo spazio dell’esposizione.

In this post we want to mention the exhibition of Japanese artist Kishio Suga, entitled Situations. An exhibition that deserves special attention for a continuous search of the artist in dialogue with the space that welcomes her installations.

 

Figura centrale dell’arte contemporanea giapponese, Suga realizza il suo lavoro a partire dalla fine degli anni Sessanta del XX secolo come membro del gruppo MONO-HA (“la scuola delle cose”), che si forma a Tokyo tra il 1969 e il 1972.

L’artista dispone e combina materiali naturali o industriali interrogandosi sulla loro presenza fisica e sul loro rapporto con lo spazio. Suga indaga la relazione tra materia e individuo realizzando installazioni site-specific in spazi che diventano inediti.

In the late 1960s, Suga began to produce and exhibit his work as a member of the artistic group MONO-HA, wich wa formed in Tokyo between 1969 and 1972.

Taking temporary arrangement and combinations of natural and industrial materials as his starting point. His principal themes are the relationships between the individual and materials.

 

Left-Behind Situation, 1972-2016.

La mostra Situations raccoglie oltre venti installazioni realizzate dall’artista dal 1969 a oggi riadattate nello spazio milanese. Suga realizza un percorso espositivo fatto da elementi organici e industriali (ferro, zinco, legno, pietra, paraffina, tessuto) combinati tra loro e inseriti in uno spazio altro che rende queste installazioni temporanee e precarie, tra leggerezza e imponenza, linearità e tensione.

L’artista crea uno spazio di situazioni (situazione Jōkyō) in cui vengono messi in evidenza le relazioni tra i diversi materiali che compongono l’opera e lo spazio circostante.

Situations in the first retrospective exhibition of Kishio Suga’s work organized outside Japan. The exhibition is designed like a landscape comprising organic and industrial elements (iron, zinc, wood, stones, paraffin and tissue) that blend characteristics of lightness and gravity, linearity and tension, solidity and immateriality.

Suga creates what he defines a ‘situation’ (Jōkyō) in which he underlines the existential interrelationships between the materials that compose the work and its surrounding space.

Continuous Existence-HB (Renkai-HB), 1977-2016.
Exposed Realm (Rokai), 1986-2016.
Square Metal Pond, 1985-2016.
Abandoned Situation, 1971-2016.
Fieldology, 1974-2016.
Condition of Situated Units, 1975-2016.
Law of Multitude, 1975-2016.
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Cavea. Allestire lo spazio della conversazione pubblica

In questo post vogliamo aprire una finestra sull’allestimento della conversazione pubblica, uno spazio d’interazione che merita una propria ricerca nella pratica dell’allestimento e pone interessanti sfide progettuali.

In this article, we will talk about spatial design of the public conversation, a space of interaction that poses interesting design challenges.

© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht

La conferenza, il seminario, il workshop, l’atelier e il dibattito hanno la facoltà di riunire in un spazio degli individui che si ritrovano solitamente per ascoltare e partecipare a una conversazione. Si avvia così un processo d’interazione tra lo spazio (dedicato a questa pratica) e gli elementi di allestimento che concorrono a definire la configurazione spaziale e la postura corporale dei partecipanti che si trattengono in uno spazio.

The conference brings together in a space of individuals participating in a conversation. Starts a process of interaction between space and the elements that define the spatial configuration and bodily posture of the participants.

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La riflessione sulla postura dell’individuo e la pratica della conversazione ha portato il designer e scenografo francese, Olivier Vadrot, a realizzare il progetto Cavea (une salle de conférence nomade) [1].

Reflection on the posture of the individual and the practice of conversation brought the designer Olivier Vadrot to realize the project Cavea [1].

Cavea (dal lat. cavĕa(m), propr. ‘cavità’), da cui la forma specifica ad arco delle sedute, è un sistema modulare e flessibilmente adattabile che permette la programmazione di conferenze, dibattiti e tavole rotonde, con una capienza che arriva fino alle sessanta persone.

Cavea (dal lat. cavĕa(m), propr. ‘cavità’), from which the specific form an arc of sittings, is a modular system that allows programming of  debates and round tables with a seating capacity of sixty people.

Il dispositivo è composto da una serie di elementi autonomi in multistrato di betulla che vengono assemblati montando un telaio in acciaio leggero. Il principio di montaggio permette, in un’ottica di autoprogettazione [2], di essere assemblato anche da persone non esperte.

The device is composed of a series of standalone elements made of birch plywood that are assembled by mounting a light steel frame. The principle of mounting allows to be built even by non-experts (autoprogettazione) [2].

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Palettes

 

 

 

 

© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht

Cavea sintetizza le ricerche recenti e le riflessioni portate avanti dal designer. Il progetto, infatti, racchiude le ricerche fatte a partire dalla proporzione della seduta, studiata in differenti contesti e occasioni d’uso: i gradini e le gradinate del Teatro Antico (greco e romano) in Italia , la collezione di sgabelli africani del designer Ousmane Mbaye a Dakar, la mostra [3] delle panche in legno provenienti da diverse comunità europee definite “utopiche”.

Cavea synthesizes recent research and reflections brought forward by the designer. The project encompasses the research done from proportions of sittings studied in different contexts. The steps and the stands of the ancient theatre in Italy, the collection of African stools designer Ousmane Mbaye in Dakar, the exhibition [3] of wooden benches.

Queste scoperte hanno spinto il designer a studiare delle sedute diverse che possano adattarsi alle diverse esigenze dell’utente in uno spazio di conversazione. Per esempio, la seduta più bassa (circa l’altezza di un piede) è la più profonda. Mentre, le panche disposte su tre file hanno una dimensione variabile anche in larghezza, in maniera da creare l’illusione delle gradinate di un teatro romano. In questo modo le sedute, poste di fronte alla scena, incorniciano lo spazio dell’oratore. Uno spazio, quest’ultimo, progettato con tutti gli accessori e i dispositivi video e audio utili alla messa in scena della conferenza.

These discoveries have prompted the designer to study the different chairs that can adapt to different user needs. For example, the sitting lower (approximately the height of a foot) is the deepest. The benches are arranged in three rows and have a variable size also in width, in order to create the illusion of the Roman Theatre.

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Maquette 01
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Maquette 02
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Per concludere, rileviamo come attraverso la progettazione di questa struttura modulare – alla base della riflessione sullo spazio della conversazione – Olivier Vadrot abbia realizzato una vera scenografia della conversazione, una scena “teatrale” nomade e aperta a più contesti e usi.

Finally, we see how through this modular design, the designer has achieved a real scenography. 

© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht
 [1] Il progetto nasce da una richiesta del Cnap (Centre national des arts plastiques) che rientra nel programma « Capsules du design », iniziativa del Ministero della cultura e della comunicazione francese. The project stems from a request of the Cnap (Centre national des arts plastiques) falling within the program « Capsules du design », an initiative of the French Ministry of culture and communication.
[2] Cfr. I progetti del designer Enzo Mari. Projects by designer Enzo Mari.
[3]La mostra Utopian Benches-We sit together a Besançon, coprodotta da Familistère de Guise e il FRAC Franche-Comté per l’artista americano Francis Cape. The exhibition Utopian Benches-We sit together in Besançon, produced by Familistère de Guise and the FRAC Franche-Comté to the American artist Francis Cape.
Si ringrazia Olivier Vadrot per la documentazione e le immagini.
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Domanda: come tracciare l’ontologia della disciplina dell’exhibition design?

Question: How to trace the ontology of the discipline of exhibition design?

In questo nuovo post, che fa riferimento al post DIAGRAMMA pubblicato il 06-06-2015, proponiamo un’altra ipotesi di diagramma che rappresenti l’ontologia dell’exhibition design.

La funzione dell’exhibition design è quella di stabilire e  intrattenere una  relazione, tra il visitatore e lo spazio, che porta il visitatore a cogliere le interrelazioni tra gli elementi e lo spazio. Si tratta, quindi, di considerare un insieme di elementi disposti che interagiscono tra di loro. Date queste premesse, noi proveremo a comprendere l’ontologia [1] della disciplina – exhibition design – attraverso un modello di rappresentazione concettuale Entità/Relazione (ERD, entity-relationship diagram)[2]. Infatti, la rappresentazione a diagramma ci permette di rendere riconoscibili le relazioni tra i concetti, che possono essere osservati e manipolati, con l’obiettivo di studiare le nozioni costitutive della disciplina a differenti livelli di astrazione. Considerando, in particolare, i due concetti di base « progetto » e « spazio allestito » e il loro rapporto. La modellizzazione, in quanto processo d’analisi, è sviluppata a partire da uno studio sistemico dello stato dell’arte dell’exhibition design.

The Figure shows a conceptual model for exhibition design, representing the key concepts and relationships for the discipline, suitable to support an understanding of its ontology[1]. Indeed, the representation in the entity-relationship diagram allows to make recognizable the constitutive constructs of exhibition designs at different levels of abstraction. In particular, the two basic concepts of “project” and “exhibition space” and their relationship are worth considering. The conceptual model is developed from a systemic study of the state of the art of exhibition design. Thus, we argue that entity-relationship diagrams (ERD)[2], as the one shown in the Figure, can be used to support decision-making in designer activity.

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[1] Searle, J. (1995). The Construction of Social Reality. New York : The Free Press.
[2] See Batini, C., Ceri, S., & Navathe, S. B. (1991). Conceptual database design: an Entity-relationship approach. Benjamin-Cummings Publishing Co., Inc. Redwood City, CA, USA. Wand, Y. (1996). Ontology as a foundation for meta-modelling and method engineering. Information and Software Technology, 38 (4), 281-287.

 

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Exhibition : Danh Vō

Banish the faceless | Reward your grace

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Con questo post d’inizio anno vi parlerò dell’installazione dell’artista vietnamita Dahn Vō esposta al Palazzo di vetro (costruito nel 1887) di Madrid.

With this post I will talk about the installation of Dahn Vō, Vietnamese artist, at the Palacio de Cristal (built in 1887) in Madrid.

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Dahn Vō concepisce una mostra del XXI secolo avvalendosi dell’architettura unica del Palacio de Cristal che diventa – in una scala più grande – la grande vetrina che incapsula la nostalgia di un museo di archeologia e paleontologia del XIX secolo, dove l’oggetto veniva esposto all’interno di bellissime vetrine che facevano anche da cornice agli esemplari.

Dahn Vō utilises 21st century exhibition typologies to contrast and therefore highlight the unique architecture in the Palacio de Cristal, as if to treat the structure as one large display cabinet encapsulating the nostalgia of a nineteenth-century palaeontology and archaeology museum.

Nella mappa, qui di seguito, potete vedere la posizione dei sette diversi elementi dell’installazione posti nello spazio del palazzo. In

In the map below, you can see the position of seven different elements of the installation placed in the Palacio de Cristal.

Alcuni elementi sono posti a pavimento mentre altri pendono dal soffitto di vetro. Come si nota dalla figura il percorso espositivo è libero, concentrando gli elementi in una sola parte del palazzo.

Some elements are placed on the floor while others hang from the ceiling of glass. As shown in the picture, the exhibition path is free, its  elements being concentrated only in one part of the building.

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Di seguito documentiamo per chiarezza e completezza il titolo e la tipologia degli elementi dell’installazione. Below the title and the type of the elements of the installation:

1 03.06.1965, 2015  Fotografia, 43×42.5 cm | Color photogravure on paper

2 Senza titolo | Untitled, 2015 Grafite, testo scritto da Phung Vō, dimensione variabile | Graphite, writing by Phung Vō, dimensions variable

3 Senza titolo | Untitled, 2015 Oro sopra del cartone, testo scritto da Phung Vō, 607 g | Gold on cardboard, writing by Phung Vō

4 02.02.1861, 2009- Inchiostro su carta, testo scritto da Phung Vō, 29.6×21 cm | Ink on paper, writing by Phung Vō

5 Lick Me Lick Me, 2015 Torso greco di Apollo in marmo cristallino bianco, legno 21x49x32.1 | White crystalline Greek-marble torso of Apollo, wood

6 Dimmy, why you do this to me? 2015 Madonna col bambino, quercia policroma, busto in marmo di un satiro, acciaio, 146.2x50x50 cm | Oak and polychrome Madonna and child, French Early Gothic, marble torso of a satyr, steel

7 […] Why, Dimmy?, 2015 Fossili di mammut-Pleistocene superiore, figura in avorio del Cristo, secolo XVII, dimensioni variabili. Il titolo è estratto dalle sentenze emesse dal demone nel film L’Esorcista (1973) | Mammoth fossils, Late Pleistocene, ivory Christ figure, dimensions variable. Title excerpted from lines delivered by the demon in The Exorcist (1973)

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Con questa nuova installazione, Dahn Vō esplora l’idea del museo e la sua funzione nel mondo contemporaneo, sfidando lo status quo dell’arte su temi scottanti come la migrazione e l’identità culturale.

With this new installation, Dahn Vō explores the idea of the museum and its function in the contemporary world, challenging the status quo of art on such burning issues as migration and cultural identity.

Exhibition | 1 October 2015 – 28 March 2016

Parque del Retiro. Palacio de Cristal, Madrid

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Esporre #7 Elementi luminosi nell’allestimento

… riflessioni attorno alle

pratiche d’agencement

 

Il settimo capitolo dell’allestimento ci porta verso l’elemento luminoso ed i suoi usi. Questo elemento luminoso ha la sua massima espressione nell’ambito della discoteca, sul finire degli anni ’70 del Novecento. Molte discoteche brillano grazie a pedane luminose, specchi, lamiere stirate, tubi al neon ad accensione sequenziale. Elementi che ci ricordano le scenografie del cinema di quegli anni, come, per esempio, La febbre del sabato sera di John Badham (1977) o Superman di Richard Donner (1978).

The seventh chapter of the exhibition design takes us towards the light element and its uses. This luminous element has its maximum expression in the context of the disco, in the late 70 ‘s of the twentieth century. Many nightclubs are shining through bright pegs, mirrors, expanded metal, neon tubes sequential ignition. Elements that remind us of the scenes of cinema of those years, such as Saturday night fever directed by John Badham (1977) or Richard Donner’s Superman (1978).

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Tra la fine degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, gli elementi luminosi e colorati entrano nel retail (disco-bar), e in seguito anche nell’allestimento dei video musicali e nei programmi televisivi, come per esempio Discoring.

In the late 70 ‘s and 80 ‘s of the last century, bright and colourful elements enter the retail (disco-bar), and later also in the production of music videos and television programs, such as Discoring.

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Nell’allestimento degli ultimi decenni, gli elementi luminosi sono ormai utilizzati – e a volte abusati – in tutti i campi dell’exhibition design : retail, mostre, fiere, esposizioni temporanee (parliamo di spazi interni non degli spazi aperti della città, che richiederebbe un altro post). Un esempio importante, che vede nell’elemento luminoso un protagonista del concept insieme alla sua forma, è quello dell’allestimento della Borsa di Francorte, dove questo elemento segna dei confini e uno spazio di lavoro scandito nel tempo della giornata. Il progetto, realizzato nel 2008 su un’area di circa 1500 mq, è dello studio Atelier Brueckner di Stoccarda. Un allestimento che relazione, attraverso la scelta d’un elemento, il mondo della finanza con quello del disco-bar e della musica.

In recent decades, the lighting elements are now used – and sometimes misused – in all aspects of exhibition design: retail, exhibitions, fairs, exhibitions (internal spaces of open spaces in the city, which would require another post). An important example, which sees a bright element of the concept together with its shape, is the preparation of the Frankfurt Stock Exchange, where this element marks the boundaries and a work space divided in time of the day. The project, carried out in 2008 on an area of about 1500 square meters, is the firm Atelier Brueckner. An exhibition that report, through the choice of an element, the financial world with the disco-bar and music.

Project Borsa Francoforte

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Di seguito vi mostreremo qualche immagine per darvi un’idea – ovviamente minima e non esaustiva – dei differenti usi dell’elemento luminoso, e colorato, nell’ambito dell’exhibition design.

Below we will show some pictures to give you an idea – of course not limited to minimum – the different uses of bright and colorful element, in the context of the exhibition design.

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