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KISHIO SUGA_Situations

In questo post parleremo della mostra dell’artista giapponese Kishio Suga, dal titolo Situations, realizzata nello spazio Pirelli Hangar Bicocca di Milano. Una mostra che merita una maggiore attenzione data da una incessante ricerca nel costruire un dialogo tra le installazioni e lo spazio dell’esposizione.

In this post we want to mention the exhibition of Japanese artist Kishio Suga, entitled Situations. An exhibition that deserves special attention for a continuous search of the artist in dialogue with the space that welcomes her installations.

 

Figura centrale dell’arte contemporanea giapponese, Suga realizza il suo lavoro a partire dalla fine degli anni Sessanta del XX secolo come membro del gruppo MONO-HA (“la scuola delle cose”), che si forma a Tokyo tra il 1969 e il 1972.

L’artista dispone e combina materiali naturali o industriali interrogandosi sulla loro presenza fisica e sul loro rapporto con lo spazio. Suga indaga la relazione tra materia e individuo realizzando installazioni site-specific in spazi che diventano inediti.

In the late 1960s, Suga began to produce and exhibit his work as a member of the artistic group MONO-HA, wich wa formed in Tokyo between 1969 and 1972.

Taking temporary arrangement and combinations of natural and industrial materials as his starting point. His principal themes are the relationships between the individual and materials.

 

Left-Behind Situation, 1972-2016.

La mostra Situations raccoglie oltre venti installazioni realizzate dall’artista dal 1969 a oggi riadattate nello spazio milanese. Suga realizza un percorso espositivo fatto da elementi organici e industriali (ferro, zinco, legno, pietra, paraffina, tessuto) combinati tra loro e inseriti in uno spazio altro che rende queste installazioni temporanee e precarie, tra leggerezza e imponenza, linearità e tensione.

L’artista crea uno spazio di situazioni (situazione Jōkyō) in cui vengono messi in evidenza le relazioni tra i diversi materiali che compongono l’opera e lo spazio circostante.

Situations in the first retrospective exhibition of Kishio Suga’s work organized outside Japan. The exhibition is designed like a landscape comprising organic and industrial elements (iron, zinc, wood, stones, paraffin and tissue) that blend characteristics of lightness and gravity, linearity and tension, solidity and immateriality.

Suga creates what he defines a ‘situation’ (Jōkyō) in which he underlines the existential interrelationships between the materials that compose the work and its surrounding space.

Continuous Existence-HB (Renkai-HB), 1977-2016.
Exposed Realm (Rokai), 1986-2016.
Square Metal Pond, 1985-2016.
Abandoned Situation, 1971-2016.
Fieldology, 1974-2016.
Condition of Situated Units, 1975-2016.
Law of Multitude, 1975-2016.
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Cavea. Allestire lo spazio della conversazione pubblica

In questo post vogliamo aprire una finestra sull’allestimento della conversazione pubblica, uno spazio d’interazione che merita una propria ricerca nella pratica dell’allestimento e pone interessanti sfide progettuali.

In this article, we will talk about spatial design of the public conversation, a space of interaction that poses interesting design challenges.

© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht

La conferenza, il seminario, il workshop, l’atelier e il dibattito hanno la facoltà di riunire in un spazio degli individui che si ritrovano solitamente per ascoltare e partecipare a una conversazione. Si avvia così un processo d’interazione tra lo spazio (dedicato a questa pratica) e gli elementi di allestimento che concorrono a definire la configurazione spaziale e la postura corporale dei partecipanti che si trattengono in uno spazio.

The conference brings together in a space of individuals participating in a conversation. Starts a process of interaction between space and the elements that define the spatial configuration and bodily posture of the participants.

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La riflessione sulla postura dell’individuo e la pratica della conversazione ha portato il designer e scenografo francese, Olivier Vadrot, a realizzare il progetto Cavea (une salle de conférence nomade) [1].

Reflection on the posture of the individual and the practice of conversation brought the designer Olivier Vadrot to realize the project Cavea [1].

Cavea (dal lat. cavĕa(m), propr. ‘cavità’), da cui la forma specifica ad arco delle sedute, è un sistema modulare e flessibilmente adattabile che permette la programmazione di conferenze, dibattiti e tavole rotonde, con una capienza che arriva fino alle sessanta persone.

Cavea (dal lat. cavĕa(m), propr. ‘cavità’), from which the specific form an arc of sittings, is a modular system that allows programming of  debates and round tables with a seating capacity of sixty people.

Il dispositivo è composto da una serie di elementi autonomi in multistrato di betulla che vengono assemblati montando un telaio in acciaio leggero. Il principio di montaggio permette, in un’ottica di autoprogettazione [2], di essere assemblato anche da persone non esperte.

The device is composed of a series of standalone elements made of birch plywood that are assembled by mounting a light steel frame. The principle of mounting allows to be built even by non-experts (autoprogettazione) [2].

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Palettes

 

 

 

 

© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht

Cavea sintetizza le ricerche recenti e le riflessioni portate avanti dal designer. Il progetto, infatti, racchiude le ricerche fatte a partire dalla proporzione della seduta, studiata in differenti contesti e occasioni d’uso: i gradini e le gradinate del Teatro Antico (greco e romano) in Italia , la collezione di sgabelli africani del designer Ousmane Mbaye a Dakar, la mostra [3] delle panche in legno provenienti da diverse comunità europee definite “utopiche”.

Cavea synthesizes recent research and reflections brought forward by the designer. The project encompasses the research done from proportions of sittings studied in different contexts. The steps and the stands of the ancient theatre in Italy, the collection of African stools designer Ousmane Mbaye in Dakar, the exhibition [3] of wooden benches.

Queste scoperte hanno spinto il designer a studiare delle sedute diverse che possano adattarsi alle diverse esigenze dell’utente in uno spazio di conversazione. Per esempio, la seduta più bassa (circa l’altezza di un piede) è la più profonda. Mentre, le panche disposte su tre file hanno una dimensione variabile anche in larghezza, in maniera da creare l’illusione delle gradinate di un teatro romano. In questo modo le sedute, poste di fronte alla scena, incorniciano lo spazio dell’oratore. Uno spazio, quest’ultimo, progettato con tutti gli accessori e i dispositivi video e audio utili alla messa in scena della conferenza.

These discoveries have prompted the designer to study the different chairs that can adapt to different user needs. For example, the sitting lower (approximately the height of a foot) is the deepest. The benches are arranged in three rows and have a variable size also in width, in order to create the illusion of the Roman Theatre.

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Maquette 01
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Maquette 02
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Per concludere, rileviamo come attraverso la progettazione di questa struttura modulare – alla base della riflessione sullo spazio della conversazione – Olivier Vadrot abbia realizzato una vera scenografia della conversazione, una scena “teatrale” nomade e aperta a più contesti e usi.

Finally, we see how through this modular design, the designer has achieved a real scenography. 

© Photo Michel Giesbrecht
© Photo Michel Giesbrecht
 [1] Il progetto nasce da una richiesta del Cnap (Centre national des arts plastiques) che rientra nel programma « Capsules du design », iniziativa del Ministero della cultura e della comunicazione francese. The project stems from a request of the Cnap (Centre national des arts plastiques) falling within the program « Capsules du design », an initiative of the French Ministry of culture and communication.
[2] Cfr. I progetti del designer Enzo Mari. Projects by designer Enzo Mari.
[3]La mostra Utopian Benches-We sit together a Besançon, coprodotta da Familistère de Guise e il FRAC Franche-Comté per l’artista americano Francis Cape. The exhibition Utopian Benches-We sit together in Besançon, produced by Familistère de Guise and the FRAC Franche-Comté to the American artist Francis Cape.
Si ringrazia Olivier Vadrot per la documentazione e le immagini.
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Domanda: come tracciare l’ontologia della disciplina dell’exhibition design?

Question: How to trace the ontology of the discipline of exhibition design?

In questo nuovo post, che fa riferimento al post DIAGRAMMA pubblicato il 06-06-2015, proponiamo un’altra ipotesi di diagramma che rappresenti l’ontologia dell’exhibition design.

La funzione dell’exhibition design è quella di stabilire e  intrattenere una  relazione, tra il visitatore e lo spazio, che porta il visitatore a cogliere le interrelazioni tra gli elementi e lo spazio. Si tratta, quindi, di considerare un insieme di elementi disposti che interagiscono tra di loro. Date queste premesse, noi proveremo a comprendere l’ontologia [1] della disciplina – exhibition design – attraverso un modello di rappresentazione concettuale Entità/Relazione (ERD, entity-relationship diagram)[2]. Infatti, la rappresentazione a diagramma ci permette di rendere riconoscibili le relazioni tra i concetti, che possono essere osservati e manipolati, con l’obiettivo di studiare le nozioni costitutive della disciplina a differenti livelli di astrazione. Considerando, in particolare, i due concetti di base « progetto » e « spazio allestito » e il loro rapporto. La modellizzazione, in quanto processo d’analisi, è sviluppata a partire da uno studio sistemico dello stato dell’arte dell’exhibition design.

The Figure shows a conceptual model for exhibition design, representing the key concepts and relationships for the discipline, suitable to support an understanding of its ontology[1]. Indeed, the representation in the entity-relationship diagram allows to make recognizable the constitutive constructs of exhibition designs at different levels of abstraction. In particular, the two basic concepts of “project” and “exhibition space” and their relationship are worth considering. The conceptual model is developed from a systemic study of the state of the art of exhibition design. Thus, we argue that entity-relationship diagrams (ERD)[2], as the one shown in the Figure, can be used to support decision-making in designer activity.

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[1] Searle, J. (1995). The Construction of Social Reality. New York : The Free Press.
[2] See Batini, C., Ceri, S., & Navathe, S. B. (1991). Conceptual database design: an Entity-relationship approach. Benjamin-Cummings Publishing Co., Inc. Redwood City, CA, USA. Wand, Y. (1996). Ontology as a foundation for meta-modelling and method engineering. Information and Software Technology, 38 (4), 281-287.

 

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Exhibition : Danh Vō

Banish the faceless | Reward your grace

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Con questo post d’inizio anno vi parlerò dell’installazione dell’artista vietnamita Dahn Vō esposta al Palazzo di vetro (costruito nel 1887) di Madrid.

With this post I will talk about the installation of Dahn Vō, Vietnamese artist, at the Palacio de Cristal (built in 1887) in Madrid.

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Dahn Vō concepisce una mostra del XXI secolo avvalendosi dell’architettura unica del Palacio de Cristal che diventa – in una scala più grande – la grande vetrina che incapsula la nostalgia di un museo di archeologia e paleontologia del XIX secolo, dove l’oggetto veniva esposto all’interno di bellissime vetrine che facevano anche da cornice agli esemplari.

Dahn Vō utilises 21st century exhibition typologies to contrast and therefore highlight the unique architecture in the Palacio de Cristal, as if to treat the structure as one large display cabinet encapsulating the nostalgia of a nineteenth-century palaeontology and archaeology museum.

Nella mappa, qui di seguito, potete vedere la posizione dei sette diversi elementi dell’installazione posti nello spazio del palazzo. In

In the map below, you can see the position of seven different elements of the installation placed in the Palacio de Cristal.

Alcuni elementi sono posti a pavimento mentre altri pendono dal soffitto di vetro. Come si nota dalla figura il percorso espositivo è libero, concentrando gli elementi in una sola parte del palazzo.

Some elements are placed on the floor while others hang from the ceiling of glass. As shown in the picture, the exhibition path is free, its  elements being concentrated only in one part of the building.

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Di seguito documentiamo per chiarezza e completezza il titolo e la tipologia degli elementi dell’installazione. Below the title and the type of the elements of the installation:

1 03.06.1965, 2015  Fotografia, 43×42.5 cm | Color photogravure on paper

2 Senza titolo | Untitled, 2015 Grafite, testo scritto da Phung Vō, dimensione variabile | Graphite, writing by Phung Vō, dimensions variable

3 Senza titolo | Untitled, 2015 Oro sopra del cartone, testo scritto da Phung Vō, 607 g | Gold on cardboard, writing by Phung Vō

4 02.02.1861, 2009- Inchiostro su carta, testo scritto da Phung Vō, 29.6×21 cm | Ink on paper, writing by Phung Vō

5 Lick Me Lick Me, 2015 Torso greco di Apollo in marmo cristallino bianco, legno 21x49x32.1 | White crystalline Greek-marble torso of Apollo, wood

6 Dimmy, why you do this to me? 2015 Madonna col bambino, quercia policroma, busto in marmo di un satiro, acciaio, 146.2x50x50 cm | Oak and polychrome Madonna and child, French Early Gothic, marble torso of a satyr, steel

7 […] Why, Dimmy?, 2015 Fossili di mammut-Pleistocene superiore, figura in avorio del Cristo, secolo XVII, dimensioni variabili. Il titolo è estratto dalle sentenze emesse dal demone nel film L’Esorcista (1973) | Mammoth fossils, Late Pleistocene, ivory Christ figure, dimensions variable. Title excerpted from lines delivered by the demon in The Exorcist (1973)

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Con questa nuova installazione, Dahn Vō esplora l’idea del museo e la sua funzione nel mondo contemporaneo, sfidando lo status quo dell’arte su temi scottanti come la migrazione e l’identità culturale.

With this new installation, Dahn Vō explores the idea of the museum and its function in the contemporary world, challenging the status quo of art on such burning issues as migration and cultural identity.

Exhibition | 1 October 2015 – 28 March 2016

Parque del Retiro. Palacio de Cristal, Madrid

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Esporre #7 Elementi luminosi nell’allestimento

… riflessioni attorno alle

pratiche d’agencement

 

Il settimo capitolo dell’allestimento ci porta verso l’elemento luminoso ed i suoi usi. Questo elemento luminoso ha la sua massima espressione nell’ambito della discoteca, sul finire degli anni ’70 del Novecento. Molte discoteche brillano grazie a pedane luminose, specchi, lamiere stirate, tubi al neon ad accensione sequenziale. Elementi che ci ricordano le scenografie del cinema di quegli anni, come, per esempio, La febbre del sabato sera di John Badham (1977) o Superman di Richard Donner (1978).

The seventh chapter of the exhibition design takes us towards the light element and its uses. This luminous element has its maximum expression in the context of the disco, in the late 70 ‘s of the twentieth century. Many nightclubs are shining through bright pegs, mirrors, expanded metal, neon tubes sequential ignition. Elements that remind us of the scenes of cinema of those years, such as Saturday night fever directed by John Badham (1977) or Richard Donner’s Superman (1978).

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Tra la fine degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, gli elementi luminosi e colorati entrano nel retail (disco-bar), e in seguito anche nell’allestimento dei video musicali e nei programmi televisivi, come per esempio Discoring.

In the late 70 ‘s and 80 ‘s of the last century, bright and colourful elements enter the retail (disco-bar), and later also in the production of music videos and television programs, such as Discoring.

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Nell’allestimento degli ultimi decenni, gli elementi luminosi sono ormai utilizzati – e a volte abusati – in tutti i campi dell’exhibition design : retail, mostre, fiere, esposizioni temporanee (parliamo di spazi interni non degli spazi aperti della città, che richiederebbe un altro post). Un esempio importante, che vede nell’elemento luminoso un protagonista del concept insieme alla sua forma, è quello dell’allestimento della Borsa di Francorte, dove questo elemento segna dei confini e uno spazio di lavoro scandito nel tempo della giornata. Il progetto, realizzato nel 2008 su un’area di circa 1500 mq, è dello studio Atelier Brueckner di Stoccarda. Un allestimento che relazione, attraverso la scelta d’un elemento, il mondo della finanza con quello del disco-bar e della musica.

In recent decades, the lighting elements are now used – and sometimes misused – in all aspects of exhibition design: retail, exhibitions, fairs, exhibitions (internal spaces of open spaces in the city, which would require another post). An important example, which sees a bright element of the concept together with its shape, is the preparation of the Frankfurt Stock Exchange, where this element marks the boundaries and a work space divided in time of the day. The project, carried out in 2008 on an area of about 1500 square meters, is the firm Atelier Brueckner. An exhibition that report, through the choice of an element, the financial world with the disco-bar and music.

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Di seguito vi mostreremo qualche immagine per darvi un’idea – ovviamente minima e non esaustiva – dei differenti usi dell’elemento luminoso, e colorato, nell’ambito dell’exhibition design.

Below we will show some pictures to give you an idea – of course not limited to minimum – the different uses of bright and colorful element, in the context of the exhibition design.

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Exhibition. Don’t Shoot the Painter

Don’t shoot the painter (Non sparate sul pittore) [1] mette in mostra i dipinti della collezione contemporanea d’arte di UBS presso la GAM (Galleria d’arte Moderna) di Milano, dal 17.06.2015 al 04.10.2015. In mostra sono presentati 110 opere realizzate a partire dagli anni 1960.

Don’t shoot the painter is the exhibition of the paintings of the UBS contemporary art collection at GAM (Galleria d’arte Moderna), Milan, from 17.06.2015 to 04.10.2015. There are presented 110 works from the sixties of the twentieth century.

Tra gli artisti ricordiamo : John Armleder, John Baldessari, Jean-Michel Basquiat, Michaël Borremans, Alice Channer, Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Gunther Förg, Gilbert & George, Katharina Grosse, Andreas Gursky, Damien Hirst, Alex Katz, Bharti Kher, Gerhard Richter, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, Mark Tansey e Christopher Wool.

Featured artists include: John Armleder, John Baldessari, Jean-Michel Basquiat, Michaël Borremans, Alice Channer, Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Gunther Förg, Gilbert & George, Katharina Grosse, Andreas Gursky, Damien Hirst, Alex Katz, Bharti Kher, Gerhard Richter, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, Mark Tansey and Christopher Wool.

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Il percorso espositivo si compone di 7 sale divise per tema :

_Sala 1 Introduzione

_Sala 2|3 Il paesaggio

_Sala 4 Il ritratto

_Sala 5 Figurativismo e rappresentazione della figura umana

_Sala 6|7 Il colore.

The exhibition consists of 7 halls divided by theme :

_ Room  1 Introduction

_ Room 2 | 3 The landscape

_ 4 Room The portrait

_ Room 5 Figurative style and representation of the human figure

_ Room 6 | 7 Color.

La prima sala definisce il concept dell’intera mostra presentando allo spettatore una fotografia, la celebre National Gallery 1, London 1989 (1989), di Thomas Struth. Con questa fotografia Struth coglie la fruizione dell’opera d’arte in quella che diventa la scena dello spazio museale, segnalando così la relazione tra l’opera d’arte,  lo spazio e lo spettatore. Il contenuto di questa fotografia coglie dunque la complessità del nuovo soggetto. L’allestimento cerca di far proprio il concetto di questa fotografia riproponendo al visitatore diverse fotografie monocromatiche delle sale della GAM. Le fotografie diventano la texture delle pareti espositive sulle quali posizionare i dipinti a tutt’altezza, creando nella visione finale un effetto wunderkammer.

The first room defines the concept of the entire exhibition through a photograph, the famous National Gallery 1, London 1989 (1989), by Thomas Struth. With this photograph Struth captures the fruition of the artwork in what becomes the scene of the museum space, indicating the relationship between the work of art, space and the viewer. The content of this photograph captures the complexity of the new subject. Then, the exhibition tries to get the concept of this photograph by showing to the visitor a series of different monochromatic photographs of the rooms of GAM. The photographs become the texture of the exhibition walls, where to position full height paintings, thus creating an overall wunderkammer effect.

Di seguito qualche immagine della mostra. Here some pictures of the exhibition.

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[1] Nei saloon del Far West c’era la scritta Don’t shoot the pianist (Non sparate sul pianista).

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Exhibition. “The wild west” a Warszawa

In questo post di fine agosto vorrei parlarvi della città di Varsavia. Città che ho avuto il piacere di visitare quest’estate, ma nella quale mi ero già imbattuta durante un viaggio interrail, circa 17 anni fa.

Mi ricordo che in quell’occasione sono uscita qualche momento dalla stazione, la Warszawa Centralna, e, all’istante, davanti ai miei occhi si erge maestoso il Palazzo della cultura (Pałac Kultury i Nauki, costruito tra il 1952 e il 1955), anche detto Palazzo di Stalin, con i suoi 237 metri d’altezza. Una sensazione strana, che ancora oggi riesco a ricordare con chiarezza.

Raggiungiamo però la Varsavia del 2015 per raccontare una mostra interessante e stimolante dal titolo The Wild West. A history of Wrocław’s Avant-Garde, realizzata presso la Galleria Nazionale d’Arte Zachęta.

L’esposizione ripercorre la storia dell’avanguardia artistica di Wrocław (una cittadina nel sud-ovest della Polonia), in un percorso cronologico che va dal 1953 al 2009 circa. Ma è anche la storia di questa città speciale vista attraverso l’arte creata . Una mostra, dunque, che rintraccia la realtà quotidiana e i luoghi di Wrocław (Breslavia in italiano), dove un microcosmo di artisti ha preso vita attraverso la creazione di scuole d’arte, musei, film studios, laboratori teatrali, associazioni.

Avanguardia che vede al suo interno l’attività di più linguaggi : teatro, performance, video arte, pittura, fotografia, cinema, musica, poesia, architettura, urbanistica, design. Dunque, un percorso espositivo tematico – con quasi 500 opere – realizzato con un allestimento semplice e chiaro, che definirei “less is more”, che illustra al visitatore le diverse pratiche di questi artisti e i cambiamenti avvenuti nella città.

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CATALOGO DELLA MOSTRA

Foto del 26-08-15 alle 15.34 #2

Foto del 26-08-15 alle 15.34

Vi segnalo anche delle gallerie d’arte scoperte camminando tra le vie di Varsavia

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Bwawarszawa

Galeriafoksal

Gallery Le Guern

Queste gallerie, e molte altre, parteciperanno all’evento che si terrà dal 25 al 27 settembre 2015 a Varsavia, il Warsawgalleryweekend

Foto del 26-08-15 alle 17.55

Per concludere, vi segnalo un bel locale, il Resort (Ul. Bielanska 1), un ottimo posto per bere, rilassarsi e ascoltare buona musica.

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Exhibition : Cucine & Ultracorpi

Recentemente ho visitato la mostra dal titolo CUCINE & ULTRACORPI (9 aprile-21 febbraio 2015) realizzata alla Triennale di Milano in occasione dell’Expo 2015. La mostra costituisce l’ottava edizione del Triennale Design Museum. Il tema scelto è quello  della cucina come luogo che ospita il maggior livello di innovazione tecnologica della casa.

Il curatore della mostra è Germano Celant, mentre l’allestimento scenografico è stato concepito dallo Studio Italo Rota con Alessandro Rigamonti, Andrea Bolla e Giacomo Garnier e Simon Oropeza.

La mostra è stata allestita nello spazio della Triennale Design Museum all’interno del Palazzo dell’Arte.

Uno spazio dal percorso circolare, che spezza la prospettiva. Così il percorso mise en scène    traccia delle linee, delle regolarità tematiche.

Le tematiche affrontate dal tema della mostra sono 12 :

Timers / Alarms / Water /  Fire / Earth / Air

Hearing / Environment / Touch / Smell / Minikitchen / The kitchen as place

Lo spazio è utilizzato sia verticalmente che orizzontalmente, creando passaggi chiusi e aperture visive. Inoltre, l’esposizione coinvolge e attiva, di volta in volta, i sensi dello spettatore.

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Entrance

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Timers

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Alarms

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Fire

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Hearing

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Air

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Smell

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Una mostra che esibisce il meglio del design degli elettrodomestici – piccoli e grandi  – da cucina dando rilevanza alla funzione e alla forma. Gli elettrodomestici sono a loro volta accolti da strutture diverse che oltre a contenerle ne intensificano la visione.

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Tracciare l’ontologia dell’Exhibition design

L’exhibition design è una disciplina di progetto che mobilita al suo interno più e differenti discipline. Infatti, l’exhibition design utilizza strumenti e linguaggi plurimi che interessano l’architettura degli interni, i materiali, le tecnologie, la multimedialità, la comunicazione grafica, l’antropologia, le arti. L’exhibition design presenta numerose applicazioni e derivazioni. In altre parole, l’exhibition design, essendo un progetto, implica luoghi, spazi e architetture (interni ed esterni ),  organizzando una strategia di elementi volti alla communicazione – presa nel suo più ampio significato.

Infine, la funzione dell’exhibition design è quella di stabilire e  intrattenere una  relazione, tra il visitatore e lo spazio, che porta il visitatore a cogliere le interrelazioni tra gli elementi e lo spazio. Si tratta, quindi, di considerare un insieme di elementi disposti che interagiscono tra di loro. Date queste premesse, noi proveremo a comprendere l’ontologia [1] della disciplina – exhibition design – attraverso un modello di rappresentazione concettuale Entità/Relazione (ERD, entity-relationship diagram) [2]. Infatti, la rappresentazione a diagramma ci permette di rendere riconoscibili le relazioni tra i concetti, che possono essere osservati e manipolati, con l’obiettivo di studiare le nozioni costitutive della disciplina a differenti livelli di astrazione. Considerando, in particolare, i due concetti di base « progetto » e « spazio allestito » e il loro rapporto. La modellizzazione, in quanto processo d’analisi, è sviluppata a partire da uno studio sistemico dello stato dell’arte dell’exhibition design.

[1] Searle, J. (1995). The Construction of Social Reality. New York : The Free Press.

[2] Cf. Batini, C., Ceri, S., & Navathe, S. B. (1991). Conceptual database design: an Entity-relationship approach. Benjamin-Cummings Publishing Co., Inc. Redwood City, CA, USA. Wand, Y. (1996). Ontology as a foundation for meta-modelling and method engineering. Information and Software Technology, 38 (4), 281-287.

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