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Digital Exhibition //KUNG FU MOTION

In questo post vi parlerò della mostra digitale KUNG FU MOTION (28.4.-12.8.2018), che ho visitato lo scorso luglio 2018. La mostra si è tenuta nello spazio ARTLAB dell’EPFL (Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne).

Lo spazio è stato progettato nel 2016 dall’architetto Kengo Kuma. L’edificio, sviluppato in lunghezza – una lunga sottile galleria –,  gioca con larghezze differenti : la galleria rimane molto sottile nella sua estremità settentrionale – circa 5 metri–, mentre la sezione si allarga fino a 16 metri circa sulla sua estremità meridionale. Un edificio, quindi, che varia in larghezza. La forma dell’edificio ci interessa particolarmente perché influisce sul rapporto tra il contenuto della mostra, per lo più digitale (lo scopo della mostra è quello di recuperare e reinterpretare il patrimonio culturale immateriale delle arti marziali tradizionali cinesi al fine di renderlo vivente, les archives vivantes), e il contenitore, lo spazio ospite, che non sembra progettato per ospitare una mostra digitale, interattiva e immersiva.  Quali sono le resistenze manifestate da questo spazio?

La mostra è divisa in 4 sezioni tematiche: Introduzione, Kung Fu a Hong Kong, Cinema e globalizzazione, Gli archivi futuri e l’umanistica digitale.

L’allestimento della mostra, documentato bene dalle immagini che potrete vedere al link di sotto, ci mostra una scelta cromatica dovuta, il rosso, il colore del nastro di tessuto (un segno cromatico e plastico) che scorre centralmente sul soffitto per tutta la lunghezza della galleria, mentre 4 pannelli verticali rossi tratteggiano lo spazio indicando le sezioni della mostra. Le pareti laterali lasciate bianche sono ricoperte da poster, fotografie, pannelli informativi rossi e immagini in movimento.

Lo scopo dell’allestimento è quello di rendere disponibile al pubblico l’immersione e l’interattività del mondo digitale (experimental museology) cercando forme di display (per esempio, viene riproposta la visione a ciclorama o panorama con display circolare) e di supporto adatte a questi “oggetti digitali”. Si creano così spazi di visione differenti e diverse posture tra il visitatore/spettatore e “l’oggetto espositivo” (infatti convivono differenti immagini in movimento: games, visioni 3D, visione di dati, spezzoni di film, installazione, ricostruzioni virtuali, etc.). Per esempio, notiamo la collocazione di una serie di immagini in movimento all’interno di una scenografia ispirata alla Cina oppure vediamo delle zone con sedute per usufruire del tablet e/o guardare delle immagini proiettate sulla parete. O ancora, lungo il percorso sono poste delle piccole stanze con video diversi (multi-view, panoramic video, slow-motion video).

Seguendo questo schema espositivo, la prima dissonanza, a mio parere, emerge dalla geometria dello spazio (il contenitore) che forse non è nato per accogliere delle mostre dove il mondo digitale, in tutta la sua estensione, fa da protagonista. Un mondo che forse necessita di ripensare i suoi spazi fisici, più ampi e di più facile fruizione per il visitatore/spettatore. Per esempio in KUNG FU MOTION la circolazione in presenza di molti visitatori non è del tutto agevole non permettendo di utilizzare al meglio le tecnologie e penalizzando così l’immersione e l’interattività (che richiede  più tempo di sosta da parte del visitatore, come in ottica di video gioco). La mostra sovrappone diversi livelli di lettura utilizzando più tecnologie video (motion capture, motion-over-time analytics, 3D reconstruction, panoramic video) che alla fine risultano interessanti per poter sperimentare un allestimento in ottica di “oggetti digitali” (rapporto oggetto digitale-allestimento).

Tuttavia, questa mostra mette anche in luce le difficoltà nel creare un percorso di visita tenendo conto delle esigenze dello spettatore e della conformazione dello spazio : i) la ricchezza di tecnologie digitali raggruppate in uno spazio fisico che non appare adeguato ad ospitarli, ii) la sfida progettuale che vede coinvolto il designer nel cercare nuove modalità di allestimento che tengano in conto non solo “l’oggetto digitale”, ma la diversa postura del visitatore di fronte a questo tipo di oggetto e al tempo di fruizione delllo stesso.

Per concludere, la mostra digitale, con i suoi attributi,  ha bisogno di una riflessione progettuale complessa che parta dallo spazio che la ospita,  per poter ragionare sull’allestimento (display, percorso, illuminazione, colori, materiali, grafiche, etc.) che non deve solo comunicare, ma creare le miglior condizioni per l’interattività e l’immersione. Kung Fu Motion prova a interrogarsi sull’allestimento al servizio del digitale per cercare altre forme di allestimento per una mostra ormai sempre più incline all’immersione e all’interattività.

Kung Fu Motion examines strategies for enconding, re-enacting intangible heritage in ways that allow these archives to be “alive” in the present. The exhibition including motion capture, motion-over-time analytics, 3D reconstruction, and panoramic video.  The exhibition is divided into 4 sections: Introduction, Kung Fu in Hong Kong, Cinema and Globalization, Future archive and digital humanities. Kung Fu Motion derives from a longitudinal research project, the Hong Kong Martial Arts Living Archive (instigated in 2012). This ongoing research is a collaborayion between the international Guosha Association, City University of Hong Kong, and the Laboratory for Experimental museology (eM+), Digital Humanities Institute, EPFL [1].

IMMAGINI DELLA MOSTRA

Bibliografia

Parry Ross, Museums in a Digital Age, NY, Routledge, 2010 // Vince Dziekan , Virtuality and the Art of Exhibition, Intellect Ltd, Chicago, 2012.

[1] Fonte: libretto esplicativo della mostra.

 

 

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FestivalFilmArchitecture: Appel à projet 2018 !

L’edizione 2018 del Festival du film d’Architecture, che si terrà a Nancy dal  12 al 29 novembre, è arricchita quest’anno da un concorso che intende promuovere e sostenere il film documentario di architettura (arc. del paesaggio,arc. urbana).

La call è aperta!

FFA : Appel à projet !

 

 

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Oggetti di design//La caffettiera secondo Aldo Rossi

Con il primo post del 2018 vi parleremo della stanza delle caffettiere di Aldo Rossi che si trova nella casa-museo Testori a Novate Milanese (Milano). In questo museo una stanza, la cucina, è dedicata all’esposizione di una serie di caffettiere – oggetti di uso domestico – progettate dall’architetto Aldo Rossi (1931-1997) per l’azienda Alessi (la Conica, la Cupola, e l’Ottagono). Un omaggio a un oggetto che ha abitato (e abita ancora) le case degli italiani.

With the first post of 2018 we will talk about the room of the italian coffee pots of Aldo Rossi located in the House museum Testori in Novate Milanese (Milan). In this museum, a room, the kitchen, is dedicated to the exhibition of a series the italian coffee pots, designed by the architect Aldo Rossi (1931-1997) for the company Alessi. A tribute to an object of Italian culture.

“La caffettiera, tra gli altri recipienti, o apparecchi domestici, si presta particolarmente a diverse trasposizioni, ed analogie con gli edifici e le forme dell’architettura. Particolarmente con cupole, campanili, minareti e non è quasi mai separata da una certa aria o stile orientale o più particolarmente turchesca nel senso settecentesco. È indubbio ma la sua presenza nelle composizioni di interni o nature morte conferisce una solidità  dell’immagine che avvicina la composizione al paesaggio e particolarmente al paesaggio urbano dove predominano torri, cupole ed edifici diversi.”
Aldo Rossi

 

Casa Testori è la casa dove ha vissuto Giovanni Testori (1923-1993), scrittore, drammaturgo, pittore, critico d’arte, poeta, regista, attore, uno dei più importanti intellettuali italiani del Novecento. La casa museo è composta da circa 20 stanze divise su due piani e collegate da uno scalone centrale dove sono raccolte le collezioni d’arte e design della famiglia Testori.

Tra bozzetti e vetrine questi oggetti di uso quotidiano sono esposti come piccole sculture colorate su supporti di vetro alle pareti o, invece, esposti al centro della stanza su totem – a diverse altezze – bianchi e conservati in bacheche di vetro.

NOTA: immagini rilevate dal sito web Casa Testori.

ALESSI https://www.alessi.com/it_it/designers/dalla-p-alla-s/aldo-rossi.html

Bozzetti e progetti di Aldo Rossi si trovano sul sito della Fondazione:

Fondazione

Per visitare Casa Testori :

Il Progetto Casa Testori

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CFP // INTERIOR-INFERIOR-IN THEORY?

CONTEMPORARY POSITIONS IN INTERIOR DESIGN THEORY

INTERNATIONAL CONFERENCE

17-18 MAY 2018, BERLIN

 

International conference organised by BAU International Berlin – University of Applied Sciences, Prof. Dr. Carola Ebert, Chair of Interior Design, History and Theory of Architecture and Design, in cooperation with Architektenkammer Berlin, Bund Deutscher Innenarchitekten, European Council of Interior Architects and Netzwerk Architekturwissenschaft.

 

http://http://www.interior-theory.org/

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Exhibition // R100 Rinascente stories of innovation

In questo nuovo post vogliamo scrivere della bella e articolata mostra sulla storia della Rinascente di Milano, R100 RINASCENTE STORIES OF INNOVATION (Milano, Palazzo Reale 24.05_24.09.2017). Undici sale di Palazzo Reale allestite per raccogliere la storia di un simbolo della Milano che si è affermata come motore economico dell’Italia postunitaria.

La Rinascente festeggia i 100 anni del suo nome, ideato da Gabriele D’Annunzio su commissione di Senatore Borletti, che acquistò i grandi magazzini Bocconi nel 1917, promuovendone la rinascita. La mostra si articola in un percorso tematico dedicato agli ambiti in cui l’azienda milanese ha dimostrato una straordinaria capacità proegettuale e realizzativa, la storia della crescita della Rinascente dal 1865 ad oggi. Di seguito i temi delle sale:

01. Timeline 02. Marcello Dudovich e la nascita della cartellonistica pubblicitaria 03. cataloghi e giornali aziendali 04. il grande magazzino nel cinema 05. l’architetture del grande magazzino, gli allestimenti esterni e interni, gli eventi 06. la società dei consumi nell’arte 07. la stagione d’oro della nuova grafica 08. la Rinascente e la nascita del prêt-à-porter 09. il Centro design della Rinascente 10. il Premio Compasso d’Oro 1954-1964 11. lo scenario futuro.

La Rinascente is celebrating the centennial of its name, devised by Gabriele D’Annunzio commissioned by Senatore Borletti, who bought the Bocconi department stores in 1917 and breathed new life into them. This exhibition follows an articulated thematic path dedicated to the areas where the firm has shown its extraordinary ability to conceive and achieve:

01. Timeline-The history of La Rinascente from 1865 to the present day 02. Marcello Dudovich and the rise of advertising posters 03. catalogues and house organs 04. the departement store in the cinema 05. the department store’s architecture and designing internal and external displays and events 06. the consumer society in the arts 07. the golden age of new graphic design 08. la Rinascente and the rise of prêt-à-porter 09. La Rinascente’s design centre 10. the birth of the Compasso d’Oro Award 1954-1964 11. Futur scenarios.

01 i pannelli illustrano l’evoluzione di milano in città moderna e cosmopolita.

01 the panels illustrating milan’s evolution into a modern, cosmopolitan city.

 

02 L’archivio della rinascente (http://archives.rinascente.it). la proiezione su uno schermo circolare offre una ricca selezione di queste immagini preziose che ripercorrono la storia della rinascente e dei suoi protagonisti.

02 la rinascente has reconstructed its history and identity by delving into public and private archives (http://archives.rinascente.it). THE PROJECTION ON A CIRCULAR SCREEN OFFERS VISITORS A RICH SELECTION OF IMAGES COVERING THE ENTIRE HISTORY OF LA RINASCENTE AND THE PEOPLE WHO MADE IT HAPPEN.

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03 A parete un montaggio di fotografie, schizzi e bozzetti di dudovich mostrano il percorso creativo dell’artista.

03 THE PHOTOGRAPHS, PREPARATORY DRAWINGS AND SKETCHES BY DUDOVICH ON THE WALL ILLUSTRATE THE ARTIST’S CREATIVE PROCESS.

 

04 UN grande libro consultabile riproduce tutti i fascicoli dell’house organ digitalizzati e pubblicati nel sito rinascente archives.

04 A LARGE REFERENCE BOOK REPRODUCING ALL THE ISSUES OF THE HOUSE ORGAN HAS BEEN PUBLISHED IN THE RINASCENTE ARCHIVES WEBSITE.

05 il cinema e la rinascente. vicende comiche, romantiche e drammatiche accadono tra le vetrine e i reparti della rinascente. il magazzino milanese diventa la perfetta  scenografia per raccontare storie quotidiane di donne e uomini, clienti e dipenedenti, poveri e ricchi.

05 COMICAL, ROMANTIC AND DRAMATIC TALES UNFOLD IN FRONT OF LA RINASCENTE’S DISPLAY WINDOWS AND IN ITS DEPARTMENTS: STORIES ABOUT MEN AND WOMEN, RICH AND POOR, CUSTOMERS AND EMPLOYEES.

 

06 la forma di comunicazione PER IL grande magazzino, l’architettura e la ricerca sugli allestimenti interni ed esterni. in mostra display creati da importanti designer per la rinascente.

 06 THE MOST  IMMEDIATE FORM OF COMMUNICATION FOR A DEPARTMENT STORE IS THE BUILDING’S ARCHITECTURAL DESIGN AND THE WAY THAT THE INTERNAL AND EXTERNAL DISPLAYS ARE DESIGNED AND CREATED TO ATTRACT ATTENTION AND SHAPE ITS CUSTOMERS’ IMAGINATION.

 

07 in questa sala si vuole raccontare l’evoluzione dei consumi attraVERSO i suoi oggetti culto, in un allestimento che ricorda l’architettura dei grandi magazzini.

07 THIS SECTION TELLS THE STORY OF THE EVOLUTION IN CONSUMERISM THROUGH HOW IT WAS INTERPRETED BY THE LEADING ARTISTS OF THE TWENTIETH CENTURY, IN A SETTING REMINISCENT OF THE ARCHITECTURE OF LA RINASCENTE.

 

08 il rapporto tra l’arte e architettura, design e grafica, in mostra bozzetti originali eseguiti per la rinascente.

08 ON THE WALL ARE ORIGINAL SKETCHES THAT HAVE NEVER BEFORE BEEN SHOWN IN MILAN.

09 un suggeSTIVO allestimento reinterpreta gli interni del grande magazzino e conduce attraverso molteplici invenzioni il visitatore a scoprire i fondamentali capitolo che la rinascente ha scritto nella storia della moda, della grande distribuzione e della comunicazione.

09 AN EVOCATIVE INSTALLATION INTERPRETS LA RINASCENTE’S INTERIORS.

 

10 sezione dedicata al premio compasso d’oro dove sono esposti oggetti significativi di uso comune che ricordano come la rinascente abbia aperto al grande pubblico l’accesso a beni di consumo di qualità a prezzi contenuti, operando come scuola di gusto e modernità.

10 DEVOTED TO THE FIRDT TEN YEARS OF THE COMPASSO D’ORO.

 

11 Infine, l’ultima sala è dedicata alla realtà digitale e di comunicazione della rinascente attraverso contenuti VOLTI A DESCRIVERE L’ESPERIENZA RINASCENTE.

11 THE EXHIBITION’S LAST SECTION EXPLORE THE DIGITAL SIDE OF LA RINASCENTE’S EXPERIENCE.

 

PROJECT by OMA/AMO DESIGNED EXHIBITION

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Exhibition // Triennale di Milano

 

 Alla Triennale di Milano la mostra

IDEA! Esporre Allestire Mostrare

un racconto per immagini sull’ Exhibition Design

 

Appuntamento il 20 luglio alle 18.30 in Triennale di Milano. La mostra IDEA! ESPORRE ALLESTIRE MOSTRARE (20 luglio-10 settembre 2017) si pone l’obiettivo di dare una visione d’insieme dell’allestimento italiano contemporaneo attraverso un racconto per immagini che spazia dai progettisti (in gran parte soci di IDEA, Associazione Italiana Exhibition Designers) fino alle nuove generazioni che costituiscono l’impegno formativo dell’Associazione.

Oltre a celebrare l’eccellenza della scuola italiana dell’exhibition, la mostra è anche l’occasione per celebrare il Master IDEA in Exhibition Design che l’Associazione, ormai da dieci anni, organizza con il Politecnico di Milano e con Poli.design. La cultura del progetto d’allestimento ha una grande tradizione italiana. Una pratica che ha saputo svilupparsi nel corso del tempo fino a diventare parte della cultura materiale italiana incidendo sulla realtà economica e sociale del contemporaneo.

Un racconto sull’exhibition design che si sviluppa in orizzontale, sui tavoli i lavori dei progettisti (la maggior parte soci di IDEA), e in verticale, alle pareti 24 grandi pannelli presentano una selezione di progetti mostre-musei-fiere-retail-allestimenti urbani (su circa 140 lavori) degli studenti del Master IDEA che si sono avvicendati negli ultimi dieci anni (tra cui un mio progetto).

 

 

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Exhibition // Noir, c’est noir?

 

Les Outrenoirs di Pierre Soulages. Una mostra tra arte e scienza.

The Outrenoirs of Pierre Soulages. An exhibition at the intersection of art and science.

 

Con questo post vogliamo dare spazio a un filone espositivo che vede la scienza entrare nei musei e nelle gallerie, luoghi che nel corso del tempo sono stati creati per l’arte, per diventare esperienza visibile al fuori del laboratorio di ricerca. Questo connubio, in alcuni casi forzato, tra arte e scienza pone però degli interrogativi sulle modalità di esposizione, sull’allestimento quale veicolo di comunicazione e, infine, sulla ricezione del visitatore.

Nel nuovo spazio espositivo dell’EPFL di Losanna sono esposte le grandi tele del pittore francese Pierre Soulages. La lunga struttura (che ricorda l’ala espositiva la manica lunga del museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli), definito uno spazio di sperimentazione museale (esperimental exhibition space) è opera dell’architetto giapponese Kengo Kuma.

Noir, c’est noir? è una mostra pilota. L’intento è quello di codificare attraverso lo studio scientifico il fenomeno della luce che l’artista ha trattato nelle sue opere come una materia e non come fenomeno ottico. Infatti, l’artista afferma:

“Per non limitare queste tele a un fenomeno ottico, ho inventato il termine Outrenoir, al di là del nero, una luce transmutata dal nero. […] Outrenoir indica un altro paese, un altro stato mentale che vada oltre a quello di un semplice nero”.

La mostra è sperimentale. Ricercatori e designer dell’EPFL hanno fatto ricorso alla tecnologia digitale per proporre uno sguardo originale sull’opera di Soulages. Tuttavia, questa mostra presenta dei limiti di percezione delle opere e di allestimento.

The pilot exhibition Noir, c’est noir ? does limit itself to the tautological allure of its title. It hunts down and overcomes misleading evidence by joining the insights of art with the enlightenment of science. Soulages says:

“To avoid reducing these paintings to an optical phenomenon, I invented the word Outrenoir,- beyond black, a light transmuted by black. […] Outrenoir designate another country, a different mental field beyond that of simple black”. [1]

The exhibition proves itself to be an experimental challenge. EPFL researchers and designers are taking advantage of sophisticated technologies to offer an original perspective into the Outrenoirs of Solages. However, this exhibition has limitations of perception and of the scenography.[2]

Biblioteca di 32 pigmenti neri. Library of 32 black pigments.

La mostra è divisa in sezioni tematiche legate alla scienza: immersione, materia, luce, struttura e ottico (immersion, matter, light, structure, optics). Per quanto riguarda l’allestimento, le indicazioni per il visitatore – soprattutto nella parte dedicata alla scienza sono, in alcune parti del percorso, assenti e vedono l’utente costretto a chiedere aiuto alle poche addette alla mostra (per esempio, il touch screen display – vedi immagine qui sotto – non dispone di una legenda d’uso per l’utente).

Il percorso, obbligato, si sviluppa lungo il corridoio asimmetrico della galleria. Le 19 grandi tele di Soulages, allestite nella galleria, sembrano non trovare una visione di ampio respiro. Infatti, le tele sono disposte a poca distanza l’una dall’altra – se non appese a spessi pannelli murali, delle quinte, di colore bianco o con cavi che scorrono dal pavimento al soffito  – per dare più spazio ai due box costruiti per inserire i ‘giochi’ luminosi.

Per concludere, l’allestimento presenta una pesantezza di fondo dovuta in buona parte alla scelta degli spessi pannelli-muro. Lo spazio dell’architettura e l’allestimento non sembrano trovare un dialogo tra loro rendendo la visita non fluida e a tratti complessa. Personalmente, come exhibition designer, sarei partita da una ricerca di concept che facesse propria la leggerezza di materiale per far emergere e rafforzare, in contrasto, la matericità delle opere di Soulages (che in questa mostra perdono un po’ della loro forza visiva) e diversi dispositivi scientifici di studio sulla luce.

 

Installazione interattiva ‘carte hyperspectrale’. Interactive installation ‘ hyper-spectral map’.
 Touch screen display.
Dispositivo di regolazione dell’illuminazione che capta il movimento dello spettatore di fronte al quadro. System that is able to detect our position and movements in front of the paintings.
[1] Pierre Soulages, “Le noir, la lumière, la peinture”, in Annie Mollard-Desfour, Le dictionnaires des mots et expressions de couleur XXe-XXIe siècle. Le Noir, Paris, CNRS, 2005, p. 14.
[2] Alcuni testi sono stati ripresi dalla brochure di presentazione della mostra.
Info: http://artlab.epfl.ch/soulages

 

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Archictecture Open form // “Human-scale”. Oskar Nikolai Hansen.

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Presentazione della teoria della Forma Aperta di Hansen, Congresso CIAM, Otterlo, Holland, 1959.

In questo breve articolo parleremo della visione degli spazi di Oskar Nikolai Hansen.

In this short article we will talk about the vision of living spaces of Oskar Nikolai Hansen.

Architetto visionario, progettista, teorico, pedagogo, pittore e sculture.

Visionary architect, designer, theoretician, pedagogue, painter and sculptor.

Nato a Helsinki il 12.04.1922, morto a Varsavia l’11.05.2005.

Born 12.04.1922 in Helsinki, died 11.05.2005 in Warsaw.

Interessante è la visione degli spazi abitati dall’uomo di Hansen  teorizzata nel concetto di Forma Aperta, che prevede la concezione di un progetto variabile così da poter accogliere nel tempo l’intervento dei fruitori – che diventavano a loro volta co-autori dello spazio.
Interesting is the vision of the space inhabited by Hansen who theorized in Open Form. The idea permeating all of his subsequent work – a theory embracing art-as-process, engaging the viewer, recipient and user.

 

Sistema lineare continuo.
Studio sul sistema lineare continuo.

 

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Ampliamento Zacheta Gallery, Varsavia, Polonia, 1958.

 

Progetto di monumento ai caduti di Auschwitz-Birkenau, Polonia 1958
Progetto di monumento ai caduti di Auschwitz-Birkenau, Polonia, 1958.

Nel 1959, durante l’ultima conferenza CIAM a Otterlo, in Olanda, Hansen presenta la sua teoria della Forma Aperta. Questa teoria voleva dare una risposta ai problemi che l’architettura del dopoguerra stava affrontando, ma anche aprire un dibattito critico sul movimento moderno. Infatti, le critiche di Hansen vengono espresse verso i progetti di social housing del periodo. Hansen afferma che questi progetti sono il risultato di un’architettura chiusa.

In 1959, at the last CIAM conference at Otterlo, the Netherlands, Oskar Hansen present his theory of Open Form. The theory proposed his answer to the problems architecture was facing in the after war periode. His critiques on the modern movement where also directed towards the members of the CIAM. This critiques where fundamental expressed towards the social housing projects of the time. Hansen states that these projects are results of a closed architecture, an architecture that will be absolute before it is realized.

Hansen è contrario alle architetture di tendenza modernista, che a suo parere non hanno la capacità di ospitare sia l’individuo che il collettivo. Al contrario, l’idea di un posizionamento del singolo nel collettivo dovrebbe concorrere a creare una migliore condizione di vita. Dunque, la Forma Aperta vede il suo principio fondativo nel riconoscimento dell’individuo come parte del collettivo. Un individuo che, potenzialmente, potrebbe diventare attivo e partecipe della creazione di spazi e luoghi:

« La Forma Aperta dovrebbe essere intesa come il riconoscimento del singolo all’interno di  un collettivo».

Whith this Hansen’s opposes the build works of te modernistic period tat in his opinion doesn’t have the ability imbedded to house both the individual and the collective. This positioning of the individual within the collective should create a better living condition for the whole. This recognition of the individual as part of the collective and at the same time activly contributing to the creation of space and place:

« Open Form shouls to be understood as the recognition of the individual in a collective ».

Abitazioni a Lublino, Polonia, 1960-1966.
Abitazioni a Lublino, Polonia, 1960-1966.

 

RIFERIMENTI/REFERENCE 

Oscar Newman, CIAM’59 in Otterlo, Stuttgart, 1961, with contributions by J. Bakema, G. Candilis, G. de Carlo, J. Coderch, R. Erskine, A. van Eyck, B. and D. van Ginkel, G. Grung, H. Haan, O. and Z. Hansen, A. Josic, C. Polonyi, E. Rogers, A. Roth, A. and P. Smithson, J. Soltan, K. Tange, J. Voelcker and S. Woods.

http://www.zacheta.art.pl

Open Form Manifesto

Otterlo (the Netherlands) 7-15 September 1959

 

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Exhibition : Andrzej Wróblewski

RECTO / VERSO

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L’artista Andrzej Wróblewski (1927-1957),  durante la sua breve carriera interrotta dalla morte prematura, ha raggiunto in Polonia lo status di leggenda, una sorta di idolo legato a un determinato momento storico.

Andrzej Wróblewski (1927-1957) despite the brevity of a career cut short by n untimely death, has attained the status of a legend in Poland, where he is something of an idol tied to a specific time and place.

La mostra si concentra su due fasi epocali nella sua opera (150 opere esposte): l’inizio (1948-1949), quando, partendo da zero, ha inventato il proprio linguaggio pittorico, e la fine (1956-1957), quando, dopo un periodo di fede nel realismo socialista stalinista e una volontaria sottomissione alla sue linee guida, ha tentato di ridefinire se stesso, ricominciando da zero.

The exhibition focuses on two momentous phases in his work (150 works of art) : the beginning (1948-1949), when, starting from scratch, he invented his own painterly language ; and the end (1956-1957), when, after a period of faith in Stalinist socialist realism and voluntary submission to its mandatory guidelines, he attempted to redefine himself – as if starting from scratch again.

I numerosi quadri bifacciali e le opere su carta, create durante questi periodi, sono il segno materiale della dialettica tra l’impegno politico e l’esperimento artistico.

His numerous double-sided painting and works on paper created in these periods are the material sign of his being torn between political engagement and artistic experiment.

Le doppie scene di Wróblewski appaiono contraddittorie: da un lato, forme cosmiche e astratte; dall’altro, campi di reinsediamento, squadre di esecuzione, smembramenti corporei, e scene intime di straniamento brechtiano.

Wróblewski’s double scenes thus appear contradictory : on one side, cosmically inspired biomorphic abstractions; on the other, resettlement camps, execution squads, bodily dismemberment , and intimate scenes of Brechtian estrangement.

Un’estetica di frammenti e protesta sociale, identità incerta, nazionalità imposta e astrazione geometrica. Queste sono le connessioni che possono essere indagate nel lavoro dell’artista polacco.

An aesthetics of fragments and social protest, uncertain identities, imposed nationalities and geometric abstraction. Even so, among them are connections that can be seen.

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L’allestimento di queste doppie scene vede l’uso di pannelli che lasciano vedere, usando in modo preciso la prospettiva, il quadro davanti e dietro da diverse distanze.

The scenography of these double scene sees the use of displays that leave see the panting front and back.

Questi pannelli si mimetizzano con l’architettura luminosa del Palacio de Velázquez e principalmente servono per sorreggere il quadro senza invadere i colori e le forme del dipinto.

These displays are camouflaged with light architecture of the Palacio de Velázquez and mainly serve to support the framework without invading the colors and shapes of the painting.

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In mostra è anche visibile un estratto del film Wszystko na sprzedaż (Tutto è in vendita, 1969) di Andrzej Wajda, dove si vede il protagonista del film visitare una mostra di Wróblewski.

The exhibitionin you can see an excerpt of the film movie Wszystko na sprzedaż (1969) by Andrzej Wajda.

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Wszystko na sprzedaż (1969), Andrzej Wajda.

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Exhibition | 17 November 2015 – 28 February 2016

Parque del Retiro. Palacio de Velázquez, Madrid.