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Exhibition. Don’t Shoot the Painter

Don’t shoot the painter (Non sparate sul pittore) [1] mette in mostra i dipinti della collezione contemporanea d’arte di UBS presso la GAM (Galleria d’arte Moderna) di Milano, dal 17.06.2015 al 04.10.2015. In mostra sono presentati 110 opere realizzate a partire dagli anni 1960.

Don’t shoot the painter is the exhibition of the paintings of the UBS contemporary art collection at GAM (Galleria d’arte Moderna), Milan, from 17.06.2015 to 04.10.2015. There are presented 110 works from the sixties of the twentieth century.

Tra gli artisti ricordiamo : John Armleder, John Baldessari, Jean-Michel Basquiat, Michaël Borremans, Alice Channer, Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Gunther Förg, Gilbert & George, Katharina Grosse, Andreas Gursky, Damien Hirst, Alex Katz, Bharti Kher, Gerhard Richter, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, Mark Tansey e Christopher Wool.

Featured artists include: John Armleder, John Baldessari, Jean-Michel Basquiat, Michaël Borremans, Alice Channer, Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Gunther Förg, Gilbert & George, Katharina Grosse, Andreas Gursky, Damien Hirst, Alex Katz, Bharti Kher, Gerhard Richter, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, Mark Tansey and Christopher Wool.

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Il percorso espositivo si compone di 7 sale divise per tema :

_Sala 1 Introduzione

_Sala 2|3 Il paesaggio

_Sala 4 Il ritratto

_Sala 5 Figurativismo e rappresentazione della figura umana

_Sala 6|7 Il colore.

The exhibition consists of 7 halls divided by theme :

_ Room  1 Introduction

_ Room 2 | 3 The landscape

_ 4 Room The portrait

_ Room 5 Figurative style and representation of the human figure

_ Room 6 | 7 Color.

La prima sala definisce il concept dell’intera mostra presentando allo spettatore una fotografia, la celebre National Gallery 1, London 1989 (1989), di Thomas Struth. Con questa fotografia Struth coglie la fruizione dell’opera d’arte in quella che diventa la scena dello spazio museale, segnalando così la relazione tra l’opera d’arte,  lo spazio e lo spettatore. Il contenuto di questa fotografia coglie dunque la complessità del nuovo soggetto. L’allestimento cerca di far proprio il concetto di questa fotografia riproponendo al visitatore diverse fotografie monocromatiche delle sale della GAM. Le fotografie diventano la texture delle pareti espositive sulle quali posizionare i dipinti a tutt’altezza, creando nella visione finale un effetto wunderkammer.

The first room defines the concept of the entire exhibition through a photograph, the famous National Gallery 1, London 1989 (1989), by Thomas Struth. With this photograph Struth captures the fruition of the artwork in what becomes the scene of the museum space, indicating the relationship between the work of art, space and the viewer. The content of this photograph captures the complexity of the new subject. Then, the exhibition tries to get the concept of this photograph by showing to the visitor a series of different monochromatic photographs of the rooms of GAM. The photographs become the texture of the exhibition walls, where to position full height paintings, thus creating an overall wunderkammer effect.

Di seguito qualche immagine della mostra. Here some pictures of the exhibition.

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[1] Nei saloon del Far West c’era la scritta Don’t shoot the pianist (Non sparate sul pianista).

MOSTRA GAM Milano

Musei_Wormiani_Historia

Esporre #3

… riflessioni attorno alle

pratiche d’agencement

 

In questo articolo ci occuperemo della tipologia allestitiva che vede nell’accumulazione e nell’esposizione non articolata degli oggetti il suo focus.

L’insieme degli oggetti in mostra occupa tutto lo spazio espositivo facendo percepire al visitatore una totalità spaziale. Gli oggetti sembrano, dunque, inclusi in un armonico microcosmo che non necessariamente deve trasmettere delle informazioni (secondo una gerarchia), ma semplicemente manifestarne la presenza. In tal senso favorendo un confronto diretto, immediato con l’oggetto. In questo caso possiamo dire che la funzione dell’allestimento è quella di essere un medium non il fine.

Il tipo di allestimento in questione tende, a volte, a operare come un effetto immagine. Questa tipologia di allestimento, infatti, può nascere da una i) necessità quantitativa : esporre più oggetti possibili in un dato spazio senza darne un’articolazione particolare (che ricorda la pratica del collezionista, come il museo di John Soane a Londra) ii) oppure dalla volontà di esporre tanti oggetti per costruire  una visione sintetica globale attraverso la ricerca di nuove dimensioni spaziali (come l’Abstraktes Kabinett, il gabinetto astratto di El Lissitzky nel Landes-Museum a Hannover). Di seguito alcuni esempi di questa tipologia d’allestimento e delle declinazioni  i) e ii).

 

Museo d’Arte di San Paolo, allestimento Lina Bo Bardi.

 

Sensidivini, Triennale di Milano, allestimento Migliore+Servetto, 2004.

 

Allestimento mostra 2014 , Formafantasma
 Prima Materia, Stedelijk Museum’s-Hertogenbosch, allestimento Formafantasma, 2014.
Prima materia
Prima materia

 

The New Italian Design 2.0, allestimento Andrea Branzi, Triennale di Milano, 2013.
The New Italian Design 2.0, allestimento Andrea Branzi, Centro cultural la Moneda, Santiago del Cile, 2014.

 

Casa Boschi di Stefano, Milano.
Museo Archeologico, Milano.
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma.