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Exhibition // Noir, c’est noir?

 

Les Outrenoirs di Pierre Soulages. Una mostra tra arte e scienza.

The Outrenoirs of Pierre Soulages. An exhibition at the intersection of art and science.

 

Con questo post vogliamo dare spazio a un filone espositivo che vede la scienza entrare nei musei e nelle gallerie, luoghi che nel corso del tempo sono stati creati per l’arte, per diventare esperienza visibile al fuori del laboratorio di ricerca. Questo connubio, in alcuni casi forzato, tra arte e scienza pone però degli interrogativi sulle modalità di esposizione, sull’allestimento quale veicolo di comunicazione e, infine, sulla ricezione del visitatore.

Nel nuovo spazio espositivo dell’EPFL di Losanna sono esposte le grandi tele del pittore francese Pierre Soulages. La lunga struttura (che ricorda l’ala espositiva la manica lunga del museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli), definito uno spazio di sperimentazione museale (esperimental exhibition space) è opera dell’architetto giapponese Kengo Kuma.

Noir, c’est noir? è una mostra pilota. L’intento è quello di codificare attraverso lo studio scientifico il fenomeno della luce che l’artista ha trattato nelle sue opere come una materia e non come fenomeno ottico. Infatti, l’artista afferma:

“Per non limitare queste tele a un fenomeno ottico, ho inventato il termine Outrenoir, al di là del nero, una luce transmutata dal nero. […] Outrenoir indica un altro paese, un altro stato mentale che vada oltre a quello di un semplice nero”.

La mostra è sperimentale. Ricercatori e designer dell’EPFL hanno fatto ricorso alla tecnologia digitale per proporre uno sguardo originale sull’opera di Soulages. Tuttavia, questa mostra presenta dei limiti di percezione delle opere e di allestimento.

The pilot exhibition Noir, c’est noir ? does limit itself to the tautological allure of its title. It hunts down and overcomes misleading evidence by joining the insights of art with the enlightenment of science. Soulages says:

“To avoid reducing these paintings to an optical phenomenon, I invented the word Outrenoir,- beyond black, a light transmuted by black. […] Outrenoir designate another country, a different mental field beyond that of simple black”. [1]

The exhibition proves itself to be an experimental challenge. EPFL researchers and designers are taking advantage of sophisticated technologies to offer an original perspective into the Outrenoirs of Solages. However, this exhibition has limitations of perception and of the scenography.[2]

Biblioteca di 32 pigmenti neri. Library of 32 black pigments.

La mostra è divisa in sezioni tematiche legate alla scienza: immersione, materia, luce, struttura e ottico (immersion, matter, light, structure, optics). Per quanto riguarda l’allestimento, le indicazioni per il visitatore – soprattutto nella parte dedicata alla scienza sono, in alcune parti del percorso, assenti e vedono l’utente costretto a chiedere aiuto alle poche addette alla mostra (per esempio, il touch screen display – vedi immagine qui sotto – non dispone di una legenda d’uso per l’utente).

Il percorso, obbligato, si sviluppa lungo il corridoio asimmetrico della galleria. Le 19 grandi tele di Soulages, allestite nella galleria, sembrano non trovare una visione di ampio respiro. Infatti, le tele sono disposte a poca distanza l’una dall’altra – se non appese a spessi pannelli murali, delle quinte, di colore bianco o con cavi che scorrono dal pavimento al soffito  – per dare più spazio ai due box costruiti per inserire i ‘giochi’ luminosi.

Per concludere, l’allestimento presenta una pesantezza di fondo dovuta in buona parte alla scelta degli spessi pannelli-muro. Lo spazio dell’architettura e l’allestimento non sembrano trovare un dialogo tra loro rendendo la visita non fluida e a tratti complessa. Personalmente, come exhibition designer, sarei partita da una ricerca di concept che facesse propria la leggerezza di materiale per far emergere e rafforzare, in contrasto, la matericità delle opere di Soulages (che in questa mostra perdono un po’ della loro forza visiva) e diversi dispositivi scientifici di studio sulla luce.

 

Installazione interattiva ‘carte hyperspectrale’. Interactive installation ‘ hyper-spectral map’.
 Touch screen display.
Dispositivo di regolazione dell’illuminazione che capta il movimento dello spettatore di fronte al quadro. System that is able to detect our position and movements in front of the paintings.
[1] Pierre Soulages, “Le noir, la lumière, la peinture”, in Annie Mollard-Desfour, Le dictionnaires des mots et expressions de couleur XXe-XXIe siècle. Le Noir, Paris, CNRS, 2005, p. 14.
[2] Alcuni testi sono stati ripresi dalla brochure di presentazione della mostra.
Info: http://artlab.epfl.ch/soulages

 

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Exhibition. “The wild west” a Warszawa

In questo post di fine agosto vorrei parlarvi della città di Varsavia. Città che ho avuto il piacere di visitare quest’estate, ma nella quale mi ero già imbattuta durante un viaggio interrail, circa 17 anni fa.

Mi ricordo che in quell’occasione sono uscita qualche momento dalla stazione, la Warszawa Centralna, e, all’istante, davanti ai miei occhi si erge maestoso il Palazzo della cultura (Pałac Kultury i Nauki, costruito tra il 1952 e il 1955), anche detto Palazzo di Stalin, con i suoi 237 metri d’altezza. Una sensazione strana, che ancora oggi riesco a ricordare con chiarezza.

Raggiungiamo però la Varsavia del 2015 per raccontare una mostra interessante e stimolante dal titolo The Wild West. A history of Wrocław’s Avant-Garde, realizzata presso la Galleria Nazionale d’Arte Zachęta.

L’esposizione ripercorre la storia dell’avanguardia artistica di Wrocław (una cittadina nel sud-ovest della Polonia), in un percorso cronologico che va dal 1953 al 2009 circa. Ma è anche la storia di questa città speciale vista attraverso l’arte creata . Una mostra, dunque, che rintraccia la realtà quotidiana e i luoghi di Wrocław (Breslavia in italiano), dove un microcosmo di artisti ha preso vita attraverso la creazione di scuole d’arte, musei, film studios, laboratori teatrali, associazioni.

Avanguardia che vede al suo interno l’attività di più linguaggi : teatro, performance, video arte, pittura, fotografia, cinema, musica, poesia, architettura, urbanistica, design. Dunque, un percorso espositivo tematico – con quasi 500 opere – realizzato con un allestimento semplice e chiaro, che definirei “less is more”, che illustra al visitatore le diverse pratiche di questi artisti e i cambiamenti avvenuti nella città.

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CATALOGO DELLA MOSTRA

Foto del 26-08-15 alle 15.34 #2

Foto del 26-08-15 alle 15.34

Vi segnalo anche delle gallerie d’arte scoperte camminando tra le vie di Varsavia

Rastergallery

Bwawarszawa

Galeriafoksal

Gallery Le Guern

Queste gallerie, e molte altre, parteciperanno all’evento che si terrà dal 25 al 27 settembre 2015 a Varsavia, il Warsawgalleryweekend

Foto del 26-08-15 alle 17.55

Per concludere, vi segnalo un bel locale, il Resort (Ul. Bielanska 1), un ottimo posto per bere, rilassarsi e ascoltare buona musica.

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